Il maschio in crisi di Pinter e Fusi

Foto di scena de L'amante di Pinter regia di Fusi
Foto di scena de L'amante per la regia di Luca Fusi

L’amante di Harold Pinter è un testo che si presta a differenti interpretazioni che possono variare a seconda del “peso” che viene dato a uno degli scambi dialogici, forse, più misteriosi del teatro pinteriano.

Nel testo il protagonista maschile afferma di essere attratto da «Dei tori con le mammelle. Grossi tori con le mammelle» e, quando la protagonista femminile chiede se si stia riferendo a delle «vacche», lui specifica: «No, non voglio dire delle vacche. Voglio dire degli enormi voluminosi tori femminili con le mammelle».

Cosa siano tali tori con le mammelle non è esplicitato ulteriormente.

Proviamo a indagare.


Attenzione spoiler


La lettura estetica (e datata)

L’amante è stato rappresentato per la prima volta nel 1963. 

Prima, quindi, della rivoluzione sessuale.

Al centro dell’azione c’è una coppia sposata da dieci anni che, per dare un po’ di pepe al proprio rapporto, mette in scena un elaborato set erotico dove il marito diventa l’amante della propria moglie, per agire un sesso tribale (simboleggiato dal suono dei bongo).

Un sesso in cui la moglie può comportarsi come fosse una prostituta e venire, così, incontro, senza falsi pudori, ai desideri del marito.

Ma, dopo dieci anni, il maschio è in crisi: vorrebbe incontrare “il rivale” e/o porre fine alla messinscena.

In tale contesto, lo scambio dialogico che si sta analizzando, può essere visto sotto una luce estetica: al maschio piacciono i donnoni, pur avendo sposato una donna in forma e aggraziata. 

Una donna con la quale si pavoneggia in pubblico.

La pièce termina con il maschio che, seppur in crisi, accetta di continuare il “gioco” erotico casalingo con la moglie «puttana» (è l’ultima parola pronunciata nel testo).


Lettura LGBT

Il maschio è in crisi non tanto perché è stanco del “gioco” erotico con la moglie; ma perché è stanco della donna in generale.

Vorrebbe incontrare il “rivale”, un maschio tribale, per conoscerlo (assai probabilmente in senso biblico).

Egli è attratto da grossi maschioni (dei veri tori) con  pettorali ipertrofici.

Ne è talmente attratto da fingere, con la propria donna, di essere lui stesso un maschio testosteronico.

Non ha, però, il coraggio di dare concretezza ai propri reconditi desideri conoscendo un vero toro (si ricordi che in UK i rapporti omosessuali tra maschi sono stati depenalizzati solo a partire dal 1967) e, quindi, seppure in crisi di identità, si piega a recitare ancora il ruolo del maschio attratto dalla femmina, felice di poterla esporre pubblicamente.


La lettura claustrofobica di Fusi

Ieri sera, al Teatro Out Off di Milano, Luca Fusi ha presentato la propria lettura del testo pinteriano, protagonisti i bravi Erika Maria Cordisco e Simone Debenedetti.

Il testo è stato attualizzato e italianizzato: l’azione si svolge a Milano ai giorni nostri in quello che ha tutta l’aria di essere un angusto monolocale.

Un luogo claustrofobico per una storia claustrofobica, nella quale i due protagonisti vivono come reclusi da tre anni.

Lui è in crisi perché non regge più i ritmi da ninfomane (la definisce proprio così) di lei che, a sua volta, si sente a disagio in presenza di lui in veste di maritino, ma si scatena quando lui assume il ruolo di amante.

I loro corpi di toccano, si stringono, si avvolgono, ma assumono una plateale distanza quando lui, seduto seminudo in proscenio, dice a lei, stesa in sottoveste sul divano in fondo alla scena, di preferire i «tori con le mammelle».

La battuta sembra scherzosa ma la prossemica dice molto: i due non potrebbero essere fisicamente più distanti.

Eppure, quando si sono avvolti, lui ha dichiarato di essere contento di avere una moglie con cui poter uscire e mostrare agli altri maschi.

Una moglie con la quale, però, passa le serate sul divano a vedere serie TV.

L’atto erotico, in questa recita alienante, infatti, può essere agito solo quando lui si trasforma in un altro: un brutalone focoso; un toro.

Alla fine, l’unica scappatoia che pare loro percorribile è quella di evadere dal monolocale e correre nel traffico cittadino.

Una lettura, quella di Fusi, che sfiora solo tangenzialmente quella LGBT, ma si distanzia in modo netto da quella estetica.

Spettacolo da vedere.

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