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Visualizzazione dei post con l'etichetta opera lirica

Torture all'ombra del Crocifisso

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La Tosca di Giacomo Puccini per la regia, le scene e i costumi di Hugo De Ana ripresi da Giulio Ciabatti è uno spettacolo visivamente ineccepibile. La scenografia del Primo Atto rappresenta uno scorcio della chiesa di Sant'Andrea della Valle a Roma dove Cavaradossi sta dipingendo un quadro raffigurante Maria Maddalena. La scena è talmente ben fatta che si fa fatica a capire che non si tratta di una fotografia. Basta poco, poi, per mutare la prospettiva visiva: basta lo spostamento di una colonna. Una soluzione semplice, pulita che, però, affascina. La scena del Secondo Atto è un interno di Palazzo Farnese dove c’è il quartier generale di Scarpia. La scena, in se stessa, può non colpire quanto la precedente, ma è visivamente significante, perché sul tavolo imbandito di Scarpia campeggia un crocifisso. È all’ombra di tale crocifisso che si svolge la doppia tortura: quella (fuori scena, di cui si sentono solo i lamenti) a Cavaradossi e quella psicologica a Tosca. E quando T...

Nevica sulle rovine

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Il Bergamo Musica Festival si apre con la Lucia di Lammermoor di Salvatore Cammarano e Gaetano Donizetti , diretta dal Maestro Roberto Tolomelli , per la regia di Francesco Bellotto . Ad aprir di sipario, colpisce la scena di Angelo Sala : rovine di antico palazzo. Su tali rovine cade copiosa la neve e le rovine stesse sono coperte da un manto nevoso. La situazione è cristallizzata. Raggelata. La guerra ha causato rovina e il gelo ha immobilizzato tutto e tutti. L’unica cosa che, davvero, si muove sul palcoscenico è… la scena che ruota su se stessa, mostrando sempre e solo rovine. Da scorci differenti, ma rovine innevate.  Il simbolismo è chiaro. Palese. La storia gira su se stessa ed è sempre uguale. Troppo simile a tante altre: in un paese dominato da maschi guerrieri, non c’è posto per l’amore romantico. Non è previsto. L’amore è sostituito dal matrimonio e il matrimonio, si sa, serve a stringere alleanze tra uomini per mezzo dello scambio delle donne. Luci...

Ginevra meritava una messinscena

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Ieri sera il Teatro Donizetti di Bergamo, nel 250esimo della nascita, ha reso onore a Giovanni Simone Mayr (maestro di Donizetti), realizzando, in forma di concerto, la Ginevra di Scozia .    Messa in scena per la prima volta a Trieste nel 1801, l’opera ebbe immediato e duraturo successo, tanto da essere rappresentata per almeno un trentennio. Di gusto e ambientazione romantica (la vicenda si svolge in Scozia durante il Medioevo) essa ci pare musicalmente settecentesca, anche e soprattutto per quanto attiene alla distribuzione delle parti canore. Infatti, la parte dell’eroe protagonista (Ariodante) era, ai tempi, affidata alla voce di un evirato cantore. Alla prima, essa venne assegnata a colui che passava per essere il più grande cantante del suo tempo: il soprano Luigi Marchesi, che tenne il ruolo fino al 1804 (ovvero fino a due anni prima del suo ritiro dalle scene). Nel ruolo di Ginevra, nel 1801, c’era il soprano Teresa Be...

Un guazzabuglio musicale

Nel 1931 Aldo Finzi compose, su libretto di Carlo Veneziani , l’opera in tre atti La serenata al vento che, anche a causa della promulgazione da parte del regime Fascista delle leggi razziali (Finzi era ebreo), non vide mai la luce. Ieri sera, grazie alla Jerusalem Foundation e ai suoi partners, l’opera è stata rappresentata per la prima volta in assoluto sul palcoscenico del Teatro Donizetti di Bergamo. Va detto che La serenata al vento è una gioviale presa in giro di tutti quei fatti inverosimili che si possono vedere nelle opere della tradizione lirica: scambi di persona, agnizioni, fulminei innamoramenti... Il risultato complessivo, però, non sembra ben riuscito, perché se l’intento del librettista era presumibilmente ironico, lo spettatore moderno resta piuttosto freddo di fronte all’andamento della trama. Ciò avviene anche perché, musicalmente parlando, l’opera è un po’ caotica e non avvince l’ascoltatore al primo ascolto. Non ha facil...

Un "Così fan tutte" sensuale e promiscuo

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Ambientato dal regista Francesco Bellotto negli Anni Cinquanta del Novecento, anni in cui il pudore e la sensualità coesistevano, Così fan tutte di Lorenzo Da Ponte e Wolfgang Amadeus Mozart allestito nell’ambito del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti è spettacolo ben riuscito.  Merito sia della regia, sia della direzione musicale del Maestro Stefano Montanari  (molto apprezzata dal pubblico) e sia del cast canoro. La regia di Bellotto ha puntato sugli aspetti sensuali del testo: i movimenti, la gestualità e la prossemica degli interpreti miravano a sottolineare il confine (spesso scavalcato) tra il pudore e il decoro di facciata e la gioia di una sensualità a volte anche promiscua. Già dalla sinfonia iniziale (che sfocia nel Primo Atto), ad esempio, il clima è quello di una libertà dei corpi che va ben al di là della morale borghese, dato che il regista traspone l’azione in una via di malaffare di Napoli (con tanto di prostitute e marinai ris...

Risorge la Maria Stuarda di Donizetti

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La Maria Stuarda di Giuseppe Bardari e Gaetano Donizetti prodotta dal Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti e dal Teatro Sociale di Rovigo e presentata al Teatro Donizetti di Bergamo per la assai apprezzata direzione d’orchestra del Maestro Sebastiano Rolli e la bella regia di Federico Bertolani è spettacolo di rara bellezza. Chi scrive ha assistito alla replica di domenica pomeriggio e, al coro del Secondo Atto (quello in cui si descrive il patibolo costruito per Maria Stuarda), si è emozionato al punto che non ha potuto evitare le lacrime. Un coro eseguito in modo tanto eccezionale (sia dal punto di vista vocale, sia da quello della mimica scenica) che il pubblico ha chiesto a gran voce il bis (che è stato concesso). Ma non è stato solo il Coro ad aver cantato in maniera splendida.  Le due protagoniste, Majella Cullagh (nel ruolo del titolo) e Josè Maria Lo Monaco (Elisabetta) son...

Ovazione per Belisario

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Il Belisario di Salvatore Cammarano e Gaetano Donizetti è opera ingiustamente poco o scarsamente rappresentata.  Essa, oltre ad avere una trama che può ancora raccontare qualcosa agli spettatori moderni (fatta com’è di continui richiami ai miti di Laio ed Edipo), offre ai cantanti la possibilità di poter mettere in luce le proprie doti canore, dato che le parti principali si prestano al virtuosismo. Inoltre, a differenza di altre ben note opere di Donizetti, nel Belisario le parti principali non sono quelle femminili, bensì quelle maschili: quella eponima e quella di Alamiro.  A queste si affiancano quelle femminili di Antonina e Irene, rispettivamente moglie e figlia di Belisario. Il (melo)dramma è tutto familiare, quasi paradossalmente borghese, per quanto, come detto, imbastito con il filo del mito e della leggenda. Infatti, Belisario, vincitore sui barbari (i goti), trova ad attenderlo in Patria (Bisanzio) la cattiva sorte: la moglie, che lo tradisce con Eutr...

Una farfalla da applausi

La storia della Madama Butterfly di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa è nota: un farfallone americano in Giappone, desideroso di scaricare il proprio ardore virile tra le braccia di una fanciulla del luogo, sposa una geisha quindicenne soprannominata, per la grazia dei modi, Madama Butterfly.  La farfallina in questione, pur sapendo che nel paese da cui proviene il neo-marito si è soliti trafiggere con uno spillone le farfalle, si lascia incantare e “casca nella rete”, innamorandosi del marito e credendo alla favola bella che lui le racconta.  La verità, però, è ben diversa: lui torna negli Stati Uniti dove prende una “moglie vera”, con la quale fa ritorno in Giappone dopo tre anni di assenza, ignaro del fatto che, nel frattempo, Madama Butterfly gli ha dato un figlio.  Di fronte alle conseguenze della propria leggerezza, il farfallone si dice logorato dai rimorsi, mentre alla farfallina non resta che darsi la morte, per poter assicurar...

Da Goldoni ad Harold Lloyd

La Cecchina ossia La buona figliola di Carlo Goldoni e Niccolò Piccinni è “un’opera giocosa” che sente il peso degli anni.  Tratto dalla Pamela di Samuel Richardson (romanzo del 1740), l’opera fu musicata da Piccinni su libretto dell’autore veneziano nel 1760. A teatro, però, il romanzo di Richardson era già stato portato dallo stesso Goldoni dieci anni prima con La Pamela , una delle sedici commedie nuove che nel 1750 il commediografo si era impegnato a fornire al suo impresario Girolamo Medebach. Dal romanzo al libretto la critica sociale insita nel testo venne via via scemando, tanto che nell’opera dei due italiani, Pamela, umile cameriera, scompare e diventa Cecchina, giardiniera che si scoprirà baronessa.  Dunque, il matrimonio finale tra il nobile padrone e l’umile cameriera, nel libretto, diventa un matrimonio tra pari... Si diceva che l’opera risente del passare degli anni: forse proprio perché lontan a dall’analisi e dalla critica sociale ben presen...

Finzioni a corte

La Maria di Rohan di Salvadore Cammarano e Gaetano Donizetti è opera dalla musica piacevole, ma poco conosciuta. La storia è ambientata nella Francia del cardinale Richelieu e mette al centro la figura di Maria, contessa di Rohan, moglie - dalla dubbia fedeltà - del duca Enrico di Chevreuse.  Nello specifico, il testo narra del triangolo, dall’esito tragico, che vide come protagonisti di una storia di amicizia e corna gli stessi Maria ed Enrico e, con loro, Riccardo, conte di Chalais.  Il finale, si è detto, è tragico, ma, a differenza di altre opere donizettiane, Maria non impazzisce. Dopo una prolungata assenza, Maria di Rohan è tornata sui palcoscenici del Teatro Donizetti di Bergamo con un’edizione non del tutto felice, a causa, soprattutto, di un cast canoro che ha fatto storcere il naso (non a torto) a più di uno spettatore presente in sala. A salvare e rendere piacevole la serata la regia di Roberto Recchia che ha saputo far recitare i cantanti e ha ambientato...

Trionfa la Gemma di Donizetti

Non sempre le opere cadute in disuso lo sono ingiustamente, anche se scritte da grandi compositori.  Anzi, forse proprio il fatto che sono opere di grandi, dovrebbe mettere in allarme: se il pubblico le ha dimenticate, forse, una ragione valida c’è. Pare il caso, ad esempio, della Gemma di Vergy di Gaetano Donizetti su libretto di Emanuele Bidera .  Si tratta di un’opera scarsamente frequentata negli ultimi anni e la ragione potrebbe stare nel fatto che, francamente, essa è assai lontana dai capolavori donizettiani. Anche musicalmente pare essere un’opera un po’ incongrua, in quanto a parti testuali dal contenuto assai tragico, a volte vengono associati ritmi da marcetta. Non sempre, però, riesumare le opere cadute in disuso è un’operazione controproducente o dai risultati negativi.  È il caso della Gemma di Vergy proposta ieri sera al Teatro Donizetti dal Maestro Roberto Rizzi Brignoli . Si è trattato, infatti, di un vero trionfo. Merito, sicuramente...

L’Amore vero resta fuori scena

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È una regia di gran classe quella che Bruno Berger-Gorski realizza per il Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte e Wolfgang Amadeus Mozart .  Una regia che mette a fuoco alcuni temi e lo fa senza stravolgere l’opera, ma assecondandola. Innanzitutto va detto che il regista ambienta la vicenda in una Francia pre-rivoluzionaria: sventola il tricolore (durante la festa di nozze di Zerlina e Masetto); si accenna al girotondo (ma in modo molto soft) e i contadini in rivolta imbracciano il forcone (e sembrano sanculotti).  In questo modo risaltano ancor di più le malefatte del “dissoluto” Don Giovanni: non sono solo scorribande sessuali (al limite dello stupro), ma sono anche (e forse soprattutto) soprusi di un nobile ai danni del popolo (e di altri nobili che, però, san come far valere i propri diritti). Il tentativo di Masetto di “non diventar nobile pure lui” (ovvero di non subire il tradimento di Zerlina con Don Giovanni) diventa, allora, visivamente, il tentativo di un popolano di ...

Un Rigoletto troppo lugubre

Ivan Stefanutti torna alla regia di Rigoletto di Verdi e ne fa uno spettacolo dai toni troppo lugubri: i vestiti della corte del Duca di Mantova tutti neri, mentre quelli del Duca, di Gilda e di Maddalena verde scuro.  La scena immersa nel buio. Un ambiente lugubre che forse non si addice pienamente al Rigoletto .  La corte del Duca, ad esempio, è formata da persone scapestrate e lascive (a partire dal Duca stesso) che non esitano a rapire delle donzelle perché così detta loro l’umore.  Un ambiente maschile presumibilmente di giovinastri che arriva anche a prendersi gioco di un uomo tradito dalla moglie (Ceprano), il quale non esita a scagliare una maledizione.  Maledizione che non viene presa sul serio da alcuno, se non da Rigoletto che, invece, ne resta sconvolto (“Quel vecchio maledivami!”).  Vestiti di nero, tali cortigiani assomigliano più a dei devoti luterani che a una “vil razza dannata” che ama divertirsi a spese altrui. Inoltre, il lugubre non si a...

Verdi, Piave e Rigoletto

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Si tenterà, con questo scritto, di penetrare nell’officina creativa di Giuseppe Verdi (1813 – 1901), ponendo l’attenzione in particolare sul Rigoletto , opera tratta dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo e scritta assieme al librettista Francesco Maria Piave (1810 – 1876).  Il testo è disponibile anche in Academia .

Senza infamia e senza lode

A volte il gusto antiquario della riscoperta/riesumazione di opere liriche pressoché dimenticate non produce gli effetti sperati: la valorizzazione presso il pubblico di dette opere.  Ciò può darsi per una serie di ragioni, come, ad esempio, la sordità degli spettatori; oppure una cattiva realizzazione scenica; o anche perché le opere riesumate non valgono lo sforzo.  È il caso delle due operine presentate ieri al Teatro Donizetti di Bergamo nell'ambito del Bergamo Musica Festival: ossia Amor ingegnoso di Simone Mayr e Il campanello di Gaetano Donizetti .  Due operine che torneranno presto nei bauli di qualche direttore d'orchestra e di qualche irriducibile studioso e/o appassionato.  L'oblio che il destino ha riservato a tali opere, infatti, sembra davvero meritato.  Non che la loro melodia sia sgradevole, ma davvero esse lasciano il tempo che trovano: come dire che si tratta di opere senza infamia e senza lode. A tentare l'operazione di rivalutazione d...

Come si trasforma il Poliuto in una pagliacciata

Come si trasforma il Poliuto di Gaetano Donizetti e Salvatore Cammarano in una terribile pagliacciata? Prendete Marco Spada e affidategli la regia. Affiancategli Alessandro Ciammarughi per le scene e i costumi e siete già a buon punto: al resto penseranno loro.  Infatti, stanchi del “marionettistico […] apparato vetero romano che il libretto propone” (parole del regista) essi penseranno di ringiovanire l’aspetto visivo dello spettacolo allestendo una scena che definire bislacca è un simpatico eufemismo. In un cubo dal sapore Anni Novanta del Novecento (nel quale qui e là compaiono teche in plexiglass) i cantanti vengono fatti muovere con indosso chi vestiti e uniformi che richiamano il periodo della Seconda Guerra Mondiale (ma a uno spettatore hanno fatto venire in mente le Guardie forestali); chi armature dell’Impero Romano. Se il guazzabuglio già lascia perplessi così da solo, sconcerta se messo in relazione con il plot narrativo del Poliuto che, ambientato nel periodo i...

Una Figlia perfetta

Ieri sera al Teatro Donizetti di Bergamo è andata in scena la Figlia del reggimento di Gaetano Donizetti  diretta dal Maestro  Alessandro D’Agostini , per la regia, le scene e i costumi di Andrea Cigni .  Si è trattato di uno spettacolo davvero bello, in certo qual modo, perfetto. La direzione orchestrale è stata trascinante e senza una sbavatura. La regia ha puntato a un’ironia lieve e gioconda che ha convinto gli spettatori bergamaschi, nonostante non fosse accondiscendente verso un tipo di comicità televisiva.  Ha, infatti, creato un raffinato mix di realismo dei gesti quotidiani con effetti assolutamente stranianti.  Per portare un esempio, nel secondo tempo dello spettacolo, la scena viene “invasa” da un enorme orsacchiotto di peluche che simboleggia la stanza dei bambini, ma anche – per contrasto – l’incombere su Maria di una situazione (quella della nuova vita nella casa della zia/madre) che non le è congeniale.  Non è un caso, forse, che, nel...

Il corsaro Figaro

Nelle mani del regista Francesco Torrigiani Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini diventa una storia di pirati: Rosina, infatti, è tenuta prigioniera in una rocca e Figaro – bandana in testa, attrezzatura custodita in un forziere, tovaglia per la barba con tanto di teschio – è l’immagine del corsaro.  I personaggi, poi, si muovono su barchini a vela cavalcando le onde del fiume Guadalquivir (sulle rive del quale Siviglia è costruita).  Una trovata registica che, forse, avrebbe trovato maggiore consenso nel pubblico se solo il cast dei cantanti fosse stato un po’ più “in voce”. Infatti, a parte le eccezioni di Damiano Salerno (nel ruolo di Figaro) ed Enrico Giuseppe Iori (Basilio), i cantanti sono sembrati generalmente più attenti al gioco attorale, piuttosto che vocalmente all’altezza di un’opera come Il barbiere di Siviglia , assai nota e amata dal pubblico. Un “assalto” al Barbiere che, ieri, è stato salutato dal pubblico del Teatro Donizetti di Bergam...

L’elisir non fa miracoli

Ieri sera al Teatro Donizetti di Bergamo è andata in scena la prima dell’ Elisir d’amore di Gaetano Donizetti per la direzione del Maestro Stefano Montanari e la regia di Francesco Bellotto . Va detto che si è trattato di uno spettacolo dai risultati alterni che ha visto un primo tempo non esaltante, accolto assai tiepidamente dal pubblico, e un secondo tempo più “caldo”, salutato dal pubblico con applausi a scena aperta. Tutto sommato si è trattato di uno spettacolo un po’ freddo, in qualche modo “raggelato” in un’ambientazione in Stile Impero (bellissimi i costumi di Cristina Aceti ), forse un po’ troppo classicheggiante.  Forse il pubblico non è si è lasciato coinvolgere dall’atmosfera un po’ troppo arcadica e assai distante dal comune sentire odierno (che di arcadico e bucolico ha molto poco). Va, inoltre, detto che nel Primo Tempo il tenore Ivan Magrì è apparso sottotono, un po’ acerbo per una parte che richiede coloriture vocali da consumato cantante.  L...

Traviata esempio di fedeltà

Ieri pomeriggio, al Teatro Donizetti di Bergamo, è stato il trionfo di Traviata di Giuseppe Verdi .  Nel ruolo del titolo la strepitosa Irina Dubrovskaya della quale si dirà semplicemente che era Violetta.  Nei panni di Alfredo il bravo Antonio Gandia , in quelli di Giorgio l’altrettanto bravo Giuseppe Altomare . All’altezza tutto il resto del cast (la replica vedeva in scena la seconda compagnia).  Tutti i cantanti (a partire dai ruoli principali, per finire con i coristi) hanno saputo unire il canto con la recitazione, creando uno spettacolo davvero emozionante. Maestro concertatore e direttore d’orchestra era Bruno Cinquegrani ; regista Paolo Panizza , scenografo Italo Grassi e costumista Carmela Lacerenza .  Per tutti costoro un plauso speciale.  Impeccabile l’esecuzione orchestrale, bellissimi i costumi (specie quelli indossati dalla protagonista), funzionali, oltre che belle, le scene. L’ambientazione voluta dal regista era leggermente spostata in...