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Documentare l'ignoto | Dracula

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Dracula di Bram Stoker è, francamente, un romanzo prolisso: si ha quasi l’impressione che l’autore fosse vittima della stessa grafomania di cui erano preda i suoi personaggi che annotano e documentano ogni minimo dettaglio delle loro vite. Ed è grazie ai loro scritti che il lettore può seguire il corso degli eventi. Infatti, non c’è un narratore , ma la storia prosegue lasciando che il lettore ne venga a conoscenza leggendo tra le carte dei personaggi. Ognuno di tali reporter ha un suo stile, ma tutti si avvalgono di una lingua quanto più possibile vicina al parlato, per dare la sensazione al lettore che ciò che hanno documentato è fedele cronaca di quanto avvenuto. Ma, ferma restando la grafomania irrefrenabile di cui si è detto, la smania documentaristica dei personaggi è, però, in parte, giustificata dall’eccezionalità degli eventi: essi, infatti, sono protagonisti/testimoni della manifestazione dell’ignoto, dell’impossibile, ossia dell’esistenza dei non-Morti capitanati dal con

“L’essercitio mio è di pittore” | Processo a Caravaggio

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Nella collana “I grandi processi della Storia” del Corriere della Sera è apparso, un po’ a sorpresa, un volume a firma di Andrea Dusio dal titolo Caravaggio. Rivalità artistiche e diffamazione . Lungi dall’essere un procedimento giudiziario epocale, quello raccontato da Dusio nel suo saggio fu un processo per diffamazione intentato nel 1603 dal pittore Giovanni Baglione contro il Caravaggio , Onorio Longhi , Orazio Gentileschi e il giovanissimo Filippo Trisegni . In ballo c’era l’onore del Baglione che, in alcuni versi da lui attribuiti al Caravaggio, al Longhi e al Gentileschi, veniva accusato di non essere un bravo pittore e di avere un rapporto poco chiaro con il pittore Tommaso Salini , detto Mao. La rivalità tra il Baglione e i pittori da lui accusati di diffamazione datava da qualche tempo prima e nasceva da questioni squisitamente artistiche-commerciali, riferite con puntualità da Dusio nel volume. Le carte del procedimento resterebbero d’interesse di pochi specialisti se in

In nome dell'Amore | Poirot sul Nilo

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Romanzo giustamente tra i più noti della grande Agatha Christie , Poirot sul Nilo (anche noto come Assassinio sul Nilo ) è un giallo tutto sommato anomalo.  Si pensi, ad esempio, che il primo omicidio viene compiuto solo dopo 12 capitoli, molti dei quali, tra l’altro, non ambientati sul Nilo, ma altrove. Capitoli nei quali vengono illustrati i moventi e tratteggiati i profili psicologici di tutti i personaggi.   La Christie, nel romanzo, infatti, pare giocare “a carte scoperte” con il lettore e gli fornisce da subito (mettendoli in bella mostra) le chiavi per risolvere i vari misteri che si intrecciano nella trama; ma, nonostante ciò, il lettore si lascia comunque sviare e condurre altrove. Sapienza insuperabile dell’Autrice! Una trama principale (legata al primo omicidio) alla quale si intrecciano altre sottotrame che rivelano come molti dei personaggi sono tutto fuorché delle “brave persone”, nonostante appartengano al jet set internazionale. Cleptomani; beoni; ladri veri e propri;

Tiresia sono

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Andrea Camilleri ha esordito con Conversazione su Tiresia al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018. Un monologo pieno di lieve ironia che è una lectio magistralis sulla figura di Tiresia e di come, nel corso dei secoli, essa sia stata trattata dai maggiori esponenti della cultura occidentale. C’è stato chi ha visto nel veggente cieco che da uomo diventa donna e poi di nuovo uomo una figura emblematica e positiva e chi, invece, ne ha fatto un personaggio tutto sommato negativo: un truffatore avido di soldi e dedito, fin dalla più tenera età, a piaceri indicibili. Nell’assumere l’identità di Tiresia, Camilleri si schiera apertamente dalla parte di Tiresia e bolla come fandonie le ricostruzioni di quanti, invece, hanno descritto le azioni e le intenzioni di Tiresia in modo negativo. Una presa di posizione che - come detto - è un’assunzione di identità: Camilleri si presenta al pubblico come fosse Tiresia. «Chiamatemi Tiresia [...] Oppure Tiresia sono [...]» esordisce il Maestro e n

Il Caino di Camilleri

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Andrea Camilleri avrebbe dovuto esordire con il suo Autodifesa di Caino alle Terme di Caracalla il 15 luglio del 2019, ma le condizioni di salute del Maestro peggiorarono al punto che il 17 spirò. Sellerio, l’editore principale di Camilleri, ha pubblicato postumo il testo nel 2019 stesso. Si tratta di un monologo nel quale Camilleri assume la voce di Caino e ne pronuncia parole di autodifesa (come da titolo), chiedendo al pubblico di ascoltare i fatti come si sono svolti e di giudicare secondo coscienza. Caino parte ab ovo , ossia, letteralmente, da Adamo ed Eva e, tra l’altro, dichiara che sia lui, sia il fratello Abele, non sono figli di Adamo, ma lui del “serpente” (ossia un angelo caduto di nome Alialel), mentre Abele dell’Arcangelo Stefano. Tale fatto, però, sottolinea Caino, non deve far supporre che i due fratelli fossero, in qualche modo, predestinati l’uno a compiere il Male e l’altro il Bene, perché l’uno figlio di un diavolo e l’altro di un Arcangelo. No, Caino dichiara ap

Un metodo per rifondare il Teatro

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Daniele Ceccarini nel saggio Il misticismo esoterico nel teatro di Stanislavskij e Tatiana Pavlova edito da Agorà & Co. ricostruisce il percorso che alcuni grandi nomi dello spettacolo intrapresero per rifondare/rinnovare il Teatro. L’attenzione del saggista si concentra, in particolare, sull’azione svolta da Stanislavskij , Nemirovič-Dančenko e Tatiana Pavlova . Ripercorrendo il loro lavoro e la loro teorizzazione (ossia, il loro metodo), Ceccarini sottolinea come essi pensassero al Teatro come a una sorta di Luogo Mistico e mirassero - nei loro spettacoli - a un’azione catartica sul pubblico, simile a quella svolta nell’antico Teatro Greco. Un obiettivo del genere, però, lo si sarebbe potuto raggiungere solo concependo in modo del tutto nuovo il modo di produrre spettacoli: ossia, affidandone la responsabilità creativa alla nuova figura del regista e, per quanto riguarda in modo particolare l’Italia, puntando a un tipo di attore nuovo e lontano dal gigionismo solipsistico del

Il denaro può tutto

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L’amico americano di Patricia Highsmith è il terzo romanzo della serie dedicata a Tom Ripley. In esso appare un sentimento finora inedito per Tom: il rimorso di coscienza. A causa di un risentimento puerile, Tom coinvolge l’onesto Jonathan in un affare contro due famiglie mafiose proponendolo a un suo complice quale insospettabile killer. Jonathan, che soffre di una malattia incurabile, di fronte all’opportunità di guadagnare molti soldi che può lasciare in eredità alla moglie e al figlioletto, vinte le prime resistenze, accetta di uccidere due mafiosi appartenenti a famiglie rivali. Se il primo omicidio si rivela un affare facile da gestire, il secondo, invece, presenta tali difficoltà che il killer principiante vorrebbe rinunciare. Ma, inaspettatamente, gli viene in soccorso Tom, mosso - come detto - dal rimorso di coscienza per averlo coinvolto in un affare di tale gravità. Ripley, quindi, aiuta Jonathan a uccidere un pezzo grosso della mafia. L’assassinio, però, porterà con sé co