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L'odio rende inumani

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Ospiti di Ayelet Gundar-Goshen edito in Italia da Neri Pozza è un romanzo strepitoso in cui si mostra come l’odio renda inumani tutti coloro che vi affogano sia consapevolmente, sia inconsapevolmente. La trama prende avvio con una scena in cui una distrazione diventa una tragedia fatale: un martello viene incautamente lasciato su una balaustra di un balcone in ristrutturazione; un neonato sfugge al controllo della madre; un ragazzo viene preso in pieno da un martello in caduta da un terrazzo e muore; un operaio arabo viene arrestato dalla polizia di Israele con l’accusa di essere un terrorista e di aver colpito intenzionalmente il ragazzo ebreo con il martello. Falso. Una storia corale di cui non si racconta niente altro, perché si lascia al lettore il gusto della scoperta. Una storia che si dipana principalmente tra Israele e la Nigeria e viene raccontata per mezzo di brevi capitoli in cui non cala mai la tensione e nei quali i personaggi principali vengono presentati sia nel loro p...

La democrazia è difficile

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Marta M. Marangoni e Rossana Mola «La democrazia è difficile» viene detto all’inizio dello spettacolo Nome di battaglia Lia di Renato Sarti , anche regista e interprete assieme a Marta M. Marangoni e Rossana Mola , andato in scena ieri e l’altroieri al Teatro della Cooperativa di Milano, in occasione del 25° anniversario del medesimo. «La democrazia è difficile» e, sembra dire lo spettacolo, va difesa da quanti la mettono in discussione e la minano dall’interno anche al giorno d’oggi. Lo si può evincere dai riferimenti all’attualità che ricorrono nel corso della narrazione: lo spettacolo, infatti, ricostruisce gli ultimi mesi del regime fascista a Milano e come esso sia stato messo alle strette dalla Resistenza; e - come detto - ogni tanto fa dei riferimenti mirati all’attualità. Nella Resistenza un ruolo importante avevano le ragazze dei Gruppi di Difesa della Donna che avevano il loro “quartier generale” proprio là dove ora c’è il Teatro della Cooperativa. Erano donne pronte a fare...

La lettera della civiltà aliena

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La voce del padrone di Stanisław Lem è un romanzo con una cornice fantascientifica e uno svolgimento politico-filosofico. Lem, infatti, immaginando come verrebbe accolto un messaggio proveniente da una civiltà galattica molto più progredita della nostra, mette in evidenza tutti i limiti e le magagne della nostra cultura e, soprattutto, della politica. Il romanzo finge di essere un’autobiografia scritta dal matematico Hogarth che, anni prima, ha fatto parte del board del Progetto denominato la Voce del padrone con il quale un gruppo consistente di scienziati di varie discipline ha tentato di decifrare una lettera proveniente da una progreditissima civiltà galattica. Il segnale alieno è stato captato per puro caso e, ancora più casualmente, si è scoperto che esso conteneva in sé un messaggio. L’io narrante dichiara fin dall’inizio che i tentativi di decifrazione sono miseramente falliti e il suo racconto altro non è che la spiegazione del perché si è deciso di rinunciare all’impresa di...

Il giorno della Verità

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Emily Blunt e Josh O'Connor in una scena di Disclosure day La Verità sta comodamente in uno zainetto da città, ma tu hai le spalle sufficientemente larghe per poterne reggere il peso? Disclosure day di Steven Spielberg non è un film di fantascienza, ma un film Politico (con la P maiuscola).  Forse il più politico realizzato dal regista. Lo dichiara apertamente il titolo ( Il giorno della divulgazione ); lo racconta la storia (la cui trama non si svela) che termina là dove un canonico film di fantascienza inizierebbe. Disclosure day non ipotizza, ma dà per certo e, soprattutto interroga. Interroga gli spettatori ponendo loro una semplice domanda: avete il coraggio di guardare in faccia la Verità? Una Verità già in possesso di un relativo ristretto numero di persone che la maneggia con estrema disinvoltura ( si veda come viene bistrattato lo zainetto che la contiene ) e che, soprattutto, impedisce che essa raggiunga l’intera popolazione umana, in quanto essere in possesso della Co...

CULT Recap Distopie

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Il primo numero della newsletter CULT Recap è dedicato alle Distopie , in particolare a quelle descritte da Zamjatin , Huxley e Orwell , forse le tre più famose della letteratura. Ho messo a confronto i tre romanzi distopici,  non tenendo conto delle trame di ognuno di essi, ma del “sistema” sociale in essi rappresentato. In altre parole, ho tentato di capire come, in una società distopica, il Potere controlla i cittadini e perché a chi comanda fa paura l’individuo, ma non la massa . CULT Recap Distopie di Danilo Ruocco Zamjatin Huxley Orwell Leggi su Substack Il pdf di CULT Recap Distopie è disponibile in Academia

Il maschio in crisi di Pinter e Fusi

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Foto di scena de L'amante per la regia di Luca Fusi L’amante di Harold Pinter è un testo che si presta a differenti interpretazioni che possono variare a seconda del “peso” che viene dato a uno degli scambi dialogici, forse, più misteriosi del teatro pinteriano. Nel testo il protagonista maschile afferma di essere attratto da «Dei tori con le mammelle. Grossi tori con le mammelle» e, quando la protagonista femminile chiede se si stia riferendo a delle «vacche», lui specifica: «No, non voglio dire delle vacche. Voglio dire degli enormi voluminosi tori femminili con le mammelle». Cosa siano tali tori con le mammelle non è esplicitato ulteriormente. Proviamo a indagare. Attenzione spoiler La lettura estetica (e datata) L’amante è stato rappresentato per la prima volta nel 1963.  Prima, quindi, della rivoluzione sessuale. Al centro dell’azione c’è una coppia sposata da dieci anni che, per dare un po’ di pepe al proprio rapporto, mette in scena un elaborato set erotico dove il marit...

Il passato che riemerge

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I dodici racconti che compongono la raccolta The history of sound di Ben Shattuck editi in Italia da Neri Pozza vanno letti uno di seguito all’altro e non in ordine sparso. Questo perché, spesso, tra un racconto e l’altro, emerge un dettaglio che fa sì che due storie risuonino tra loro, come se un riverbero si trasmettesse da una all’altra. E non succede solo a due racconti consecutivi, ma anche a quello che apre la silloge e a quello che la chiude: il primo, infatti, “si genera” dall’ultimo. Collegamenti che fanno sì che nel lettore si alimenti il gusto per il riconoscimento e la sensazione di essere in un posto familiare. Eppure tra i racconti “collegati” possono essere passati anche un paio di secoli. Ovvero, uno si svolge in un’epoca e quello collegato in un’altra epoca. E ciò succede anche perché alla base dei racconti di Shattuck c’è la convinzione che il passato possa riemergere. O nella vita stessa del personaggio che lo ha vissuto, o in quella di altre persone, molto tempo ...