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Pur di tenersi l'amico

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Tradimenti di Harold Pinter per la regia di Maurizio Schmidt con Gaetano Franzese , Lucrezia Mascellino e Claudio Pellegrini è decisamente un gran bello spettacolo. Gli arredi in palcoscenico sono coperti da delle lenzuola antipolvere: tutto è già acqua passata. Entrano gli interpreti e danno corpo a un lungo flashback che dal 1977 arriva al 1968 e che illumina i momenti salienti di una storia d’amore a tre. Lei è sposata con lui ed è l’amante del migliore amico di lui. Un classico. Solo che lo sposo sa. Attenzione spoiler Lo sposo sa e fa di tutto per tenersi l’amico: non chiarisce con lui se non nel 1977, quando, ormai, la storia tra sua moglie e l’amico è finita ed è finita anche la sua relazione con la moglie e, quindi, non ha più nulla da temere . Sa da sempre. Dal 1968: ha visto ed è stato zitto. Anzi, nel finale modificato dal regista, accetta di stare tra l’amico e la moglie. Il testo di Pinter , diversamente dallo spettacolo di Schmidt, termina in modo volutamente equiv...

La tragedia dei vigliacchi

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Tradimenti di Harold Pinter è una tragedia e lo è senza che succeda nulla di convenzionalmente tragico.  Lo è proprio perché non succede nulla.  E non succede nulla perché i suoi protagonisti sono dei vigliacchi che non sanno prendere in mano le loro vite. Sulla scena di Tradimenti ci sono tre protagonisti: due uomini di 40 anni e una donna di 38.  La donna è la moglie di uno dei due e l’amante dell’altro.  I due uomini sono talmente amici che uno dei due ha fatto da testimone di nozze dell’altro. L’azione scenica procede a ritroso: la prima scena si svolge nel 1977; l'ultima nel 1968. Lo spettatore, in tal modo, viene a conoscenza della tragedia vissuta quotidianamente dai protagonisti che sanno tutto, ma, per quieto vivere, fingono di non sapere. Essi evitano di prendere in mano le proprie vite, perché “tengono famiglia”. E ciò che evitano non è tanto il chiarirsi tra loro mettendo in piazza le corna che portano o che si sono fatti. Ciò che evitano è di dirsi ch...

Alla ricerca dell'uomo moderno

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Con Un cuore greco , edito da Neri Pozza, Marina Valensise compie un viaggio in quella parte di letteratura del Novecento che si è rifatta ai classici con lo scopo di rifondare la società moderna. Gli autori su cui Valensise ragiona sono quasi tutti dei drammaturghi e, nella sua analisi, la saggista privilegia il loro punto di vista, mettendo, più di una volta, in secondo piano quello dei registi e degli interpreti. Una scelta precisa e un po’ inconsueta, dato che il Novecento è, senza alcun dubbio, il secolo in cui la regia teatrale si afferma e prende il dominio delle scene, anche a scapito della centralità del testo (di cui, specie negli Anni Settanta, si è anche fatto a meno). Ma, evidentemente, lo scopo principale di Valensise era comprendere come gli autori novecenteschi abbiano “usato” il materiale letterario prodotto dai greci e dai romani per i loro fini. Un materiale che, nel corso dei secoli, si è stratificato ed è diventato una sorta di immaginario collettivo, nel quale gli...

Droga, sesso e genitori

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Speed di Roberto Simonte , per la regia di Paolo Panizza e l’interpretazione di Maziar Firouzi è davvero un bello spettacolo in grado di coinvolgere gli spettatori e tenerli incollati alla poltrona dall’inizio alla fine. Liberamente ispirato a In exitu di Giovanni Testori , Speed ne è quasi un antefatto: il protagonista non è ancora arrivato allo scalone della Stazione Centrale di Milano, ma sta ancora spacciando, prostituendosi e drogandosi in un lercio parchetto di periferia. Gli episodi che racconta al pubblico ricordano, ma non ricalcano, quelli che il protagonista del romanzo di Testori racconta durante il suo ultimo viaggio. Permangono nel testo teatrale il tema dell’attaccamento viscerale ai propri genitori, non scevro da accuse, anche assai gravi, rivolte loro; e il racconto della discesa agli inferi. Ma, come già nel romanzo, lo spettatore non è portato ad avere una facile e superficiale reazione di sdegno o disprezzo nei confronti del protagonista, bensì una ben più prof...

La taverna di Sergio Cotti

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Sergio Cotti torna in libreria con il memoir La taverna sulla prom’ edito da Bolis. Giornalista e scrittore, Cotti, per cinque anni, è stato ristoratore a Nizza e, nel suo ultimo libro, ricorda alcuni episodi che si sono svolti nella città francese e, in un modo o nell’altro, lo hanno visto protagonista o testimone. Fatti che sono avvenuti direttamente dentro il suo locale o nel palazzo in cui viveva; e/o che gli sono stati riferiti dai suoi clienti. Dieci storie raccontate con garbo, un pizzico di ironia e tanta curiosità di sapere cosa sia realmente accaduto. Una propensione all’investigazione giornalistica, quella di Cotti, vissuta con un atteggiamento mai giudicante. Anzi, spesso Cotti è empatico. Costante, però, la sua necessità di capire. Comprendere il perché ; il come ; il chi ; il dove e il quando : pur svolgendo l'attività di ristoratore, Cotti, infatti, è sempre restato il giornalista che era prima di trasferirsi in Francia e che, rientrato in Italia, è tornato a es...

Un capolavoro oltre il genere

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Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf è un capolavoro assoluto. Lo è per quello che dice e per come lo dice. Lo è indipendentemente dal fatto che lo si incaselli tra i saggi o tra i romanzi. Sì, perché, Una stanza tutta per sé è sia un saggio, sia un romanzo. Letto come romanzo è il racconto di come l’io narrante, chiamata a tenere una conferenza a un pubblico femminile sul tema “le donne e il romanzo”, abbia condotto le sue ricerche e sia giunta a determinate conclusioni. Letto come saggio è - né più, né meno - che una Storia delle donne. Donne comuni; donne altolocate; donne letterate. Un libro, dunque, che potendo essere letto sia come saggio, sia come romanzo, va al di là del genere letterario . Ma Virginia Woolf non si “limita” ad andare oltre il genere solo per quanto riguarda la forma del suo testo: essa va oltre il genere anche nelle sue conclusioni che, lo si dice subito, potrebbero non piacere a molti lettori, appartenenti a entrambi i generi. [Spoiler alert] Infatt...

E che palle sto spettacolo!

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Ci sono testi nati per essere letti e testi nati per essere incarnati. Cemento di Thomas Bernhard è un romanzo e l’operazione condotta da  Roberto Trifirò di tradurlo in testo scenico non ha dato esiti felici. Prova ne sia che, al metaforico calar del sipario, il pubblico presente al Teatro Out Off per la replica domenicale non ha subito compreso che lo spettacolo era terminato e si è prodotto in un timido applauso di cortesia. Sarà che un romanzo sulla difficoltà di affrontare la pagina bianca può essere un’ottima lettura serale per conciliare il sonno; ma a teatro proprio non funziona e dormire in platea non è l’obiettivo che uno spettatore comune si prefigge di raggiungere quando esce di casa. Anche se è domenica pomeriggio. E a tener desta l’attenzione non ha giovato praticamente nulla:  non la scenografia di Gianni Carluccio : 6 tavolini uguali a far da leggio all’attore. Un tentativo di dare un po’ di dinamismo all’azione che si è, fatalmente, tradotto nel suo oppost...