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Holmes assente/presente

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Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle è un romanzo godibilissimo che racconta l’incontro di Sherlock Holmes con il paranormale (o supposto tale) . Infatti, il famoso investigatore viene ingaggiato per proteggere un baronetto da una misteriosa minaccia che viene da lontano: ossia da secoli addietro, quando un avo aveva invocato le forze dei inferi per poter portare a termine un misfatto non degno di una illustre casata. Il mastino infernale che si sarebbe manifestato in quella occasione, pare continuare a perseguitare tutti i discenti di quel primo Baskerville. Ovviamente, un uomo razionale come è Sherlock Holmes non può credere alle leggende, ma lo strano caso attira comunque la sua attenzione, anche perché l’investigatore è convinto di trovarsi di fronte a un criminale senza scrupoli e dall’intelletto fine. Holmes, forse, si sente anche sfidato personalmente, dato che il criminale in questione dice di essere… Sherlock Holmes. Per proteggere il baronetto, però, Holmes deci

Invitati a scegliere

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Il palcoscenico è vuoto. Entrano gli attori e si collocano sul proscenio. Salutano il pubblico in sala e lo invitano a scegliere tra due copioni da recitare. Fatta la scelta, un attore inizia a raccontare la favola di Hänsel e Gretel mentre gli altri attori, piazzati davanti a dei microfoni, fanno i rumori di scena. Dalla fiaba, pian piano, si passa alle vicende di casa Klingenfeldt, dove regna sovrano un orco. Il padre. Il padre di cui si sta festeggiando il 60esimo compleanno. E, proprio durante la cena celebrativa, il primogenito Christian, al momento del brindisi, invita i commensali a scegliere tra due discorsi. Fatta la scelta, racconta di quando «papà faceva il bagno», rivelando, in tal modo, gli abusi sessuali di cui è stato vittima assieme alla sorella gemella (suicida pochi mesi prima). Gli altri familiari si affrettano a smentire Christian, e nel farlo, vengono messe in luce le debolezze mentali del giovane che, fin da piccolo, ha avuto difficoltà a distinguere tra la fantas

I corpi di A bigger splash

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A bigger splash di Luca Guadagnino è un film che va visto soprattutto per la straordinaria bravura dei quattro interpreti principali: Tilda Swinton (Marianne); Matthias Schoenaerts (Paul); Ralph Fiennes (Harry) e Dakota Johnson (Penelope). Una recitazione, la loro, volutamente tutta fisica, sottolineata anche dal fatto che il personaggio impersonato dalla Swinton è momentaneamente impossibilitato a parlare, in quanto reduce da un’operazione alle corde vocali. Gli altri personaggi dialogano eccome, ma i loro discorsi non sono importanti: il loro parlare è ininfluente, perché è la dinamica dei loro corpi a essere importante. Lo spettatore è chiamato a osservare cosa capita a quei corpi; come si pongono nello spazio; come reagiscono ai corpi altrui; come si mostrano nudi agli altri e, finanche, come sudano. Sono corpi che dicono tutto, quelli dei quattro protagonisti.  Corpi in cui trattenere le pulsioni o da cui farle esplodere; corpi da cui nascono desideri o repulsioni; corpi con

La Sicilia è la felicità

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I racconti de Il corpo sa tutto di Banana Yoshimoto hanno più di un elemento in comune. Oltre a essere scritti in prima persona, presentano al lettore quei sentimenti struggenti che nascono dalla quotidianità; le piccole cose che fanno da sfondo agli eventi a volte tragici; la preminenza del corpo anche nella formulazione dei pensieri e la capacità del paesaggio di influire sul benessere psico-fisico. Nei racconti della Yoshimoto, i ricordi dei fatti vissuti si impiantano nel corpo e dal corpo prendono vita nuovi pensieri e decisioni importanti. Bisogna dare ascolto al corpo, sembra dire l’Autrice, perché sa tutto: sa anche ciò che la mente finge di ignorare o rimuove più o meno consapevolmente. Il corpo sa di ospitare in sé una nuova vita; sa che una pratica sadomaso dà piacere indipendentemente da quanto socialmente accettato e accettabile; sa da quale corpo è effettivamente nato e sa che i colori sfavillanti e cangianti della natura sono in grado di ridare quel benessere che la vi

Lisergico cyberspazio

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Neuromante di William Gibson edito da Mondadori è un romanzo per appassionati di tecnologia e fantascienza. Racconta una storia ambientata in un futuro ipertecnologico, ma ben connesso con il passato. Un futuro nero e inquietante dove si fatica a distinguere ciò che è reale o biologico, da ciò che non lo è o non lo è più. Un futuro popolato da cyborg, robot e AI (Intelligenze Artificiali). AI cattivissime e in grado di manipolare gli esseri biologici, i cyborg e i robot per raggiungere i loro scopi, non del tutto decifrabili. Protagonista del romanzo è Case, cowboy da tastiera, attraverso il quale il lettore viene a conoscenza dei fatti. E qui la faccenda si complica ulteriormente: Case è un drogato e, quindi, il lettore fatica a capire se le sue visioni siano o meno “reali”. Ovvero, se quanto Case “vive” sia nel mondo reale, sia nel cyberspazio, è frutto degli effetti delle droghe che assume, oppure delle manipolazioni messe in atto dalle AI con cui si interfaccia: Invernomuto e Neu

La Christie non era Miss Marple!

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Dal 3 al 14 dicembre 1926 Agatha Christie scomparve nel nulla.  Furono impiegati migliaia di uomini per ritrovarla e si arrivò a sospettare che fosse stata uccisa dal reticente marito Archibald Christie , con il quale, solo quattro anni prima, aveva fatto il giro del mondo per promuovere l’Esposizione Universale di Londra. Quando la giallista - che a maggio aveva pubblicato L’assassinio di Roger Ackroyd , considerato uno dei suoi capolavori - venne ritrovata in un albergo di Harrogate, spiegò di essere stata vittima di un’amnesia dovuta a un incidente d’auto. Non tutti credettero all’amnesia e ci fu chi la accusò di aver abilmente orchestrato la sparizione a fini pubblicitari. La verità - come spiega Giovanni Landi nel suo Agatha Christie , saggio assai ben scritto, edito dal Corriere della Sera - era un’altra: la giallista si stava vendicando. Un episodio che bene dà l’idea del carattere forte della Christie. Una donna - per molti versi - in anticipo sui tempi. Dopo il primo marito

L'isola delle modificazioni

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L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells è un romanzo che descrive gli orrori a cui può giungere la scienza se ad essa non viene posto un freno. Il dottor Moreau, infatti, ritenendosi superiore a ogni vincolo di natura morale o anche solo di buon senso, ha deciso di portare alle estreme conseguenze i suoi esperimenti e - tramite la vivisezione e altre pratiche - modifica una serie di animali per “umanizzarli”, ossia, renderli simili all’uomo. Esperimenti, i suoi, che hanno un discreto successo, tanto che, alcuni “innesti” e “modificazioni” sembrano davvero esseri umani, pur permanendo in essi molte caratteristiche tipiche della loro specie di partenza. Ma l’umanizzazione non è definitiva e l’istinto animale tende a prendere il sopravvento se non adeguatamente inibito da una Legge. Legge inculcata negli “ibridi” a furia di riti salmodianti. D’altro canto, è lo stesso Moreau a spiegare al protagonista della storia (anche voce narrante) che tale Legge non è dissimile (per modi e finalità