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I Borgia di Dumas

Alexandre Dumas ha raccontato la parabola dei Borgia in un libro scritto superbamente e interamente venato di ironia. I Borgia di Dumas, oggi, è un libro di difficile classificazione a metà com’è tra il saggio e il romanzo storico, ma resta una lettura avvincente e, complessivamente, assai documentata, dato che l’autore ha tenuto ben presenti i lavori degli storici e cronisti coevi ai fatti, tra cui cita il Burcardo, il Guicciardini e, ovviamente, Machiavelli.
Dumas, nel suo racconto, si concentra in massima parte su Alessandro VI, su Lucrezia e, soprattutto, su Cesare, di cui segue le gesta fino alla morte, avvenuta su “un campo di battaglia sconosciuto, vicino a un villaggio a lui ignoto”, lanciando “una bestemmia contro il cielo”. Dei tre “personaggi” racconta, senza censure, anche gli amori incestuosi e, per quel che riguarda Cesare, pure le passioni omosessuali.
Va sottolineato come Cesare Borgia sia, di quella che Dumas chiama la diabolica trinità, il personaggio storico di cui l’au…
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AMLETO ha un nuovo indirizzo

AMLETO ha un nuovo indirizzo: amleto.info Il cambio di url si è reso necessario per motivi indipendenti dalla volontà di chi vi scrive.
Sicuramente tale cambio creerà disguidi di cui, pur non avendo colpa, me ne scuso.
Nessuno degli articoli finora pubblicati, però, è stato cancellato: basta cercarlo con il motore di ricerca interno al blog per vederlo, in pochi secondi, apparire nei risultati.
Segnatevi il nuovo url, allora!

Il Caravaggio di Manara

Milo Manara ha ricostruito la vicenda biografica di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio in due albi distinti.
Nel primo, Caravaggio. La tavolozza e la spada viene raccontata l’ascesa artistica di Caravaggio a Roma tra il 1592 e il 1606, anno della fuga in seguito all’omicidio (durante un duello) di Ranuccio Tomassoni.
Nel secondo, Caravaggio. La grazia, invece, Manara ripercorre le tappe della fuga del pittore da Roma nel 1606 (inseguito da una condanna capitale), prima verso Napoli, poi in direzione di Malta e da qui verso Siracusa, per approdare nuovamente a Napoli, da cui parte alla volta di Roma (dove spera ricevere la grazia) per morire su una spiaggia di Porto Ercole nel 1610.
Due graphic novel avvincenti che seguono abbastanza fedelmente la biografia di Caravaggio (così come ricostruita dagli studiosi contemporanei), e nelle quali Manara si prende poche licenze artistiche (come, ad esempio, l’invenzione del personaggio di Ipazia nel secondo albo).
Due albi che mettono in luce i…

Una scena che nessuno voleva girare

Intervista di Danilo Ruocco a Luca Borromeo che, con Marco D'Amore, ha girato una scena di bacio gay nel film Drive me home di Simone Catania. Protagonisti della pellicola sono Marco D'Amore e Vinicio Marchioni.

Un narratore potente

Può capitare che, dopo un esordio letterario brillante, il secondo libro di uno scrittore possa risultare piuttosto deludente. Non è questo il caso: se con Scacco in quattro mosseStefano Mecca era riuscito a convincere anche i lettori più esigenti, ora, con Kiwi metallizzato, conferma di essere un narratore potente.
Mecca, a tutti gli effetti, è uno di quegli scrittori in grado di prendere i lettori per mano e portarli dove vuole. E lo fa raccontando una storia coinvolgente fin da subito, al centro della quale ci si sono personaggi atipici.
Beatrice, protagonista e voce narrante, infatti, è una ragazza di 23 anni con un corpo decisamente infelice.  Un corpo che non le piace e che le crea imbarazzo.  Un corpo che nessun ragazzo ha mai posseduto...
I genitori di Beatrice, poi, non sono da meno nella loro atipicità: essi, infatti, vivono una relazione coniugale nella quale i ruoli di genere sono invertiti: suo padre passa la vita in cucina e sua madre è (lo si scrive volutamente al maschile) un…

Recitare all'estero per i bambini

Intervista di Danilo Ruocco a Giuseppe Cardascio e Salvatore Varvaro vincitori del Red Mood Festival di Mosca.

12 anni schiavo | Il film

12 anni schiavo di Steve McQueen tratto dalla biografia di Solomon Northup è davvero un gran bel film, benissimo recitato da tutti gli attori e assai ben diretto.
La regia di McQueen punta quasi tutto sugli attori, sul loro modo di caratterizzare il personaggio, oltre che sui dialoghi tra i personaggi volti a fare emerge la brutalità del sistema schiavistico statunitense e le basi “filosofiche” su cui poggiava (ossia la dichiarata non appartenenza al genere umano delle persone di colore).
A livello narrativo il regista ricorre di frequente ai flashback-ricordi che sono funzionali soprattutto a mostrare allo spettatore le differenze esistenti tra la vita di Solomon “uomo libero” e quella di Solomon schiavo.
Ciò ha aiutato il regista a rendere assai bene i fatti narrati nella propria autobiografia da Solomon Northup, anche se pare del tutto assente dalla pellicola un aspetto che, invece, emerge dalla lettura del testo: il razzismo interiorizzato anche dagli stessi schiavi “negri”.
Si è dett…