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Il futuro distopico di Wells è una nemesi

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H.G. Wells Pubblicato per la prima volta nel 1895, La macchina del tempo di H.G. Wells è un classico della narrativa fantascientifica. Il futuro distopico immaginato da Wells ha le radici ben radicate nell’Età Vittoriana e tende a mostrare al lettore quali potrebbero essere le conseguenze negative proprio dell’organizzazione sociale dell’epoca vittoriana. Come è noto, nel romanzo di Wells, il “Viaggiatore nel tempo” passa poco più di una settimana nell’Anno Domini 802701 e, tornato indietro alla sua epoca, racconta il suo vissuto a un gruppo di amici suoi ospiti, buona parte dei quali, alla fine della serata, si dimostra poco incline a credere a ciò che ha udito. Le esperienze fatte dal Viaggiatore non sono per nulla rassicuranti per i gentiluomini d’epoca vittoriana: gli esseri umani hanno perso la loro intelligenza e si sono create due specie distinte di uomini: gli eloi - discendenti diretti della classe dominante vittoriana - che vivono una sorta di eterna e svagata fanciullezz

Caro Babbo Natale, supporta il mio lavoro...

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The Post | L'indipendenza della Stampa

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The Post di Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks è davvero un gran bel film. Non tanto perché in esso viene ricostruito lo scandalo dei “Pentagon Papers” (di cui in Italia si conosce poco), quanto perché è una pellicola assai ben diretta e recitata ancora meglio, in cui viene messo in rilievo il ruolo della Stampa nella società e, parallelamente, quello delle Donne . Spielberg , da gran Maestro della cinematografia, usa un ritmo serrato per raccontare gli eventi e sa dove sintetizzare con pochi fotogrammi e, dove, invece, approfondire la materia, in modo che lo spettatore possa meglio comprendere le scelte sofferte dei protagonisti. Ma, soprattutto, il Maestro di affida completamente all’arte recitativa dei suoi protagonisti. Meryl Streep è semplicemente superba. Riesce, nel corso del film, a rendere palese il mutamento di carattere del suo personaggio (la mitica proprietaria del “Washington Post” Katharine Graham ): da donna abituata a retrocedere di fronte al potere es

Documentare l'ignoto | Dracula

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Dracula di Bram Stoker è, francamente, un romanzo prolisso: si ha quasi l’impressione che l’autore fosse vittima della stessa grafomania di cui erano preda i suoi personaggi che annotano e documentano ogni minimo dettaglio delle loro vite. Ed è grazie ai loro scritti che il lettore può seguire il corso degli eventi. Infatti, non c’è un narratore , ma la storia prosegue lasciando che il lettore ne venga a conoscenza leggendo tra le carte dei personaggi. Ognuno di tali reporter ha un suo stile, ma tutti si avvalgono di una lingua quanto più possibile vicina al parlato, per dare la sensazione al lettore che ciò che hanno documentato è fedele cronaca di quanto avvenuto. Ma, ferma restando la grafomania irrefrenabile di cui si è detto, la smania documentaristica dei personaggi è, però, in parte, giustificata dall’eccezionalità degli eventi: essi, infatti, sono protagonisti/testimoni della manifestazione dell’ignoto, dell’impossibile, ossia dell’esistenza dei non-Morti capitanati dal con

“L’essercitio mio è di pittore” | Processo a Caravaggio

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Nella collana “I grandi processi della Storia” del Corriere della Sera è apparso, un po’ a sorpresa, un volume a firma di Andrea Dusio dal titolo Caravaggio. Rivalità artistiche e diffamazione . Lungi dall’essere un procedimento giudiziario epocale, quello raccontato da Dusio nel suo saggio fu un processo per diffamazione intentato nel 1603 dal pittore Giovanni Baglione contro il Caravaggio , Onorio Longhi , Orazio Gentileschi e il giovanissimo Filippo Trisegni . In ballo c’era l’onore del Baglione che, in alcuni versi da lui attribuiti al Caravaggio, al Longhi e al Gentileschi, veniva accusato di non essere un bravo pittore e di avere un rapporto poco chiaro con il pittore Tommaso Salini , detto Mao. La rivalità tra il Baglione e i pittori da lui accusati di diffamazione datava da qualche tempo prima e nasceva da questioni squisitamente artistiche-commerciali, riferite con puntualità da Dusio nel volume. Le carte del procedimento resterebbero d’interesse di pochi specialisti se in

In nome dell'Amore | Poirot sul Nilo

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Romanzo giustamente tra i più noti della grande Agatha Christie , Poirot sul Nilo (anche noto come Assassinio sul Nilo ) è un giallo tutto sommato anomalo.  Si pensi, ad esempio, che il primo omicidio viene compiuto solo dopo 12 capitoli, molti dei quali, tra l’altro, non ambientati sul Nilo, ma altrove. Capitoli nei quali vengono illustrati i moventi e tratteggiati i profili psicologici di tutti i personaggi.   La Christie, nel romanzo, infatti, pare giocare “a carte scoperte” con il lettore e gli fornisce da subito (mettendoli in bella mostra) le chiavi per risolvere i vari misteri che si intrecciano nella trama; ma, nonostante ciò, il lettore si lascia comunque sviare e condurre altrove. Sapienza insuperabile dell’Autrice! Una trama principale (legata al primo omicidio) alla quale si intrecciano altre sottotrame che rivelano come molti dei personaggi sono tutto fuorché delle “brave persone”, nonostante appartengano al jet set internazionale. Cleptomani; beoni; ladri veri e propri;

Tiresia sono

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Andrea Camilleri ha esordito con Conversazione su Tiresia al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018. Un monologo pieno di lieve ironia che è una lectio magistralis sulla figura di Tiresia e di come, nel corso dei secoli, essa sia stata trattata dai maggiori esponenti della cultura occidentale. C’è stato chi ha visto nel veggente cieco che da uomo diventa donna e poi di nuovo uomo una figura emblematica e positiva e chi, invece, ne ha fatto un personaggio tutto sommato negativo: un truffatore avido di soldi e dedito, fin dalla più tenera età, a piaceri indicibili. Nell’assumere l’identità di Tiresia, Camilleri si schiera apertamente dalla parte di Tiresia e bolla come fandonie le ricostruzioni di quanti, invece, hanno descritto le azioni e le intenzioni di Tiresia in modo negativo. Una presa di posizione che - come detto - è un’assunzione di identità: Camilleri si presenta al pubblico come fosse Tiresia. «Chiamatemi Tiresia [...] Oppure Tiresia sono [...]» esordisce il Maestro e n