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Visualizzazione dei post da agosto, 2006

L'Arialda

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È un testo duro, senza speranza, L'Arialda di Giovanni Testori (Bompiani). Un testo nel quale un ruolo importante lo gioca il linguaggio: spietato, crudo. La pièce racconta la storia tragica di un gruppo di popolani della periferia milanese. Essi rincorrono il mito del denaro, tentando di sbarcare il lunario. L'unico momento di svago e serenità che sembra possano permettersi è quello serale dell'amoreggiamento (e non è un caso che gran parte delle scene si svolge a ridosso di un pratone nel quale i protagonisti vanno per appartarsi).  Ma, per alcune delle popolane, anche tale momento di serenità potrebbe rappresentare la salvezza dalla miseria e, dunque, esso va messo a profitto. In particolare, il sesso potrebbe servire per cambiare vita sia alla vedova Gaetana («la terrona»), e sia alla zitella visionaria Arialda, entrambe "innamorate" del "ricco" ortolano Amilcare.  Entrambe tentano di farsi sposare da lui, facendosi la guerra tra loro, fino alla