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Visualizzazione dei post da gennaio, 2009

Io sono la tua pazzia

In un gremito Teatro Prova di Bergamo ha esordito questa sera Io sono la tua pazzia di Stefano Mecca ; per la regia di Max Brembilla e Stefano Mecca ; con Max Brembilla , Andrea Rodegher e Alessandra Spinelli . Si tratta di un testo nel quale Luigi Pirandello diventa personaggio e incontra uno dei suoi personaggi più famosi (quello che lo fece diventare celebre): Mattia Pascal.  L'incontro si svolge alla presenza della moglie di Pirandello, quella Antonietta Portolano che, in seguito al tracollo finanziario della famiglia, divenne pazza al punto da dover essere rinchiusa in un manicomio. Nella sua pazzia Antonietta era convinta che il marito la tradisse con altre donne e perfino con la loro figlia Lietta.  Neppure l'allontanamento di Lietta dette ad Antonietta un po' di pace: al ritorno dei figli maschi dal fronte, la donna chiese di essere rinchiusa in manicomio e si rifiutò di incontrare di nuovo il marito. Mecca, nel suo lavoro, immagina, invece, che - dopo 17

Oriana Fallaci vs Salvatore Quasimodo

Nel marzo del 1963, nella casa milanese del Premio Nobel per la Letteratura, Oriana Fallaci (1929 - 2006) intervistò Salvatore Quasimodo (1901 - 1968) per “L'Europeo”.  Continua su Salvatore Quasimodo

Il ring borghese: un salotto

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La scena aperta mostra due divani rossi padroni di una parte di palco sopraelevata rispetto al resto.  Una porzione di palcoscenico che altro non è che il rimando metaforico al ring.  Un ring spietato e subdolo perché non dichiarato, perché camuffato da salotto di famiglia borghese. È all'interno di questo ring che due coppie di coniugi si ritrovano e combattono la loro lotta a suon di sottintesi, di parole scagliate contro l'avversario a mo' di giavellotto, di finti sorrisi e sgarbi reali. La lotta, pian piano, diventa più serrata, si insinua all'interno di una conversazione salottiera discontinua e senza filo e prende il sopravvento fino a tradurre le parole in azioni.  Le “riprese” del combattimento sembrano segnalate dal periodico vibrare di un telefonino o dallo squillare del telefono di casa. Non si creda che le coppie si fronteggiano l'un contro l'altra armate: non serve molto tempo affinché le alleanze mutino, adeguandosi al filo discontin

La divina delle divine

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Nata a Vigevano nel 1858 e morta a Pittsburg nel 1924  Eleonora Duse è stata una delle attrici più importanti del mondo, capace di lasciare di sé un ricordo indelebile. Al suo nome è indissolubilmente legata l’immagine di un certo modo di essere attrice, tanto che, molto semplicemente, Eleonora Duse è “La Divina”. Altre donne dello spettacolo, dopo di lei, sono state in grado di entrare nell’immaginario collettivo, penso a Maria Callas o a Tatiana Pavlova, ma mai divenendo “divine” per antonomasia com’è stato, appunto, per la Duse. Eppure, agli esordi, nonostante fosse “figlia d’arte”, vi fu chi le consigliò di abbandonare le scene, in quanto non rivelava di possedere valide corde drammatiche che avrebbero potuto far dimenticare agli spettatori il fisico poco appariscente. Una scelta più accorta del repertorio e la guida di grandi attori come Emanuel e, presumibilmente, la Pezzana, fecero crescere la giovane attrice, tanto da farla diventare una primadonna. Si diceva del

Trionfano i figli di Miller

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Un temporale accoglie gli spettatori di Erano tutti miei figli di Arthur Miller per la regia di Cesare Lievi ; un temporale notturno che si abbatte su uno strano giardino: un giardino che, in realtà, invece di essere fatto di piante e fiori, è evocato solo verbalmente dagli attori, essendo la scena, per tutto il primo atto, fatta da niente altro che da un enorme telo mimetico che copre qualcosa.  Ciò che il telo nasconde, verrà rivelato agli spettatori nel corso del secondo e del terzo atto: si tratta di un cimitero di aerei, di carcasse di velivoli della Seconda Guerra Mondiale.  Pezzi d’ala, eliche, carlinghe sventrate sulle quali gli attori camminano e siedono come se nulla fosse, proprio perché, per la loro finzione di personaggi, quello non è un cimitero, ma il giardino di casa Keller.  Una soluzione scenografica, quella di Maurizio Balò che, lungi dall’essere stravagante, ha un suo perché molto chiaro; una ragion d’essere che è il segno forte dello spettacolo di Lievi: i perso

Se l’amore non ha sesso

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Un posto al di là del tempo e dello spazio quello nel quale ha deciso di vivere in solitudine lo scrittore Premio Nobel Abel Znorko: un’isola del mare del Nord dove il giorno e la notte si alternano di sei mesi in sei mesi.  Dunque, un posto dove il tempo non ragiona in modo usuale.  Neppure lo spazio, però, è inteso in modo quotidiano: è un’isola deserta e gli intrusi non sono bene accetti, anzi, si spara loro addosso, se tentano di avvicinarsi alla casa.  Una casa, quella dello scrittore, nella quale la luce entra da un’enorme vetrata-parete e gli spazi sono divisi dalle librerie cariche di libri.  Un salotto, però, quello dello scrittore, dove ci sono troppi posti a sedere, dato che a viverla è un uomo solo!  Un uomo che ha scelto la solitudine da ormai 15 anni, ma che, di tanto in tanto, l’allevia grazie alle visite che gli fanno compiacenti signorine.   A interrompere questo ciclo consolidato ci pensa Erik Larsen, sedicente giornalista che approda sull’isola in un giorno speciale,

Fermati tanto così

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Nel 1993, presso le edizioni di Stampa Alternativa, usciva un libretto dal titolo Non si può mica fare il bagno con queste troie di onde .  A scriverlo era stato un giovane obiettore di coscienza da poco congedatosi, il quale aveva fatto tesoro della propria esperienza e l’aveva raccontata in quel libretto.  Ora quell’ex obiettore è diventato grande e, tra l’altro, è entrato nella rosa dei giovani scrittori italiani di maggior talento.  Ma, evidentemente, il suo anno di servizio civile lo deve aver segnato tanto profondamente da imporgli, come urgenza, il tornare con la memoria a quel periodo e raccontarlo di nuovo nel suo ultimo romanzo: F ermati tanto così edito da Baldini & Castoldi.  Non che Matteo B. Bianchi (questo è il nome dell’ex obiettore e, ora, scrittore) si sia limitato ad una revisione del suo primo racconto edito da Stampa Alternativa (e che, tra l’altro, era andato esaurito in un solo mese); no: egli ha riscritto quel testo e ne ha fatto un romanz

Parla con lei, ma vai a letto con lui

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Innanzitutto dirò che Parla con lei di Pedro Almodóvar è un film splendido, perfettamente interpretato da Javier Camara (nel ruolo di Benigno), Dario Grandinetti (Marco) e Rosario Flores (Lydia). Aggiungerò, anche, che sono molti (statisticamente) i film del regista spagnolo che mi sono piaciuti, da quelli più sbarazzini e stravaganti, a quelli più melodrammatici e, a tratti, riflessivi.  Quanto basta per dire che Almodóvar è, senz'altro, uno dei miei registi preferiti. Parla con lei prosegue la linea di Donne sull'orlo di una crisi di nervi e di Tutto su mia madre : quella del prodotto ben confezionato (da Premio Oscar, tanto per intenderci), capace di affascinare e, a volte, commuovere il grande pubblico.  Altri film di Almodóvar sono, invece, più pensati per un pubblico “selezionato” (ovvero più facilmente disposto a identificarsi con i personaggi sopra le righe protagonisti delle storie narrate), che non per il pubblico della domenica.  Penso a ottime pe

Il gioco del doppio

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La storia dei due gemelli scritta da Carlo Goldoni è nota e narra delle vicende d'amor litigarello che nascono e si sviluppano a causa della contemporanea presenza in Verona dei due gemelli Bisognosi: Zanetto, bergamasco e sciocco, e Tonino, veneziano e savio.  Il tema dei gemelli causa di qui pro quo ha radici antiche ben piantate nel teatro della classicità greco-latina, ma la storia, gestita da Goldoni, prende una piega insolita sul finale: non è, infatti, quella di Goldoni, commedia spensierata, ma è quasi dramma ottocentesco con un happy end che lascia l'amaro in bocca.  Si ricorderà, infatti, come il razionalista Goldoni - che aveva cambiato il ruolo delle Maschere nel suo teatro, sgrossandole e avvicinandole all'Uomo, al Personaggio - avesse risolto di chiudere la sua commedia, evitando di fare incontrare i due gemelli, ma eliminandone fisicamente uno dalla scena, facendolo morire avvelenato.  I due gemelli veneziani , in tal modo, termina con ben due morti sul palc

L'arte del videogioco

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Strepitoso. Tale è l'unico aggettivo che viene alla mente per definire Lolita di Nabokov per la regia di Luca Ronconi .  Ronconi, uno dei registi, giustamente, più osannati dalla critica europea, se non mondiale, con il suo ultimo lavoro ha dato nuova linfa al teatro, creando uno spettacolo davvero multimediale, nel quale la multimedialità non è una sorta di "convitato di pietra" alla tavola del cavaliere, ma una vera necessità, parte integrante dello spettacolo.  Se non si avesse paura di essere completamente fraintesi, si oserebbe affermare che Ronconi, con Lolita , ha creato un enorme videogioco, uno di quelli dell'ultima generazione, nei quali il giocatore interagisce con il programma pre-impostato e crea e vive una storia nuova.  Ronconi ha, infatti, creato (con la scenografa Margherita Palli ) una meravigliosa macchina scenica assolutamente duttile alle esigenze del regista-narratore: gli oggetti (come sempre negli spettacoli ronconiani) entrano in scena solo

Il flusso della memoria

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Al Teatro Grassi di via Rovello ha esordito l'ultima fatica del Maestro Luca Ronconi : l'adattamento teatrale del romanzo Quel che sapeva Maisie di Henry James , nella traduzione di Ugo Tessitore edita da Marsilio.  Diciamo subito - a scanso d'equivoci - che si tratta di uno spettacolo da vedere, la cui cifra stilistica è prepotente per semplicità, anche se - in definitiva - porta in sé i caratteri del non finito e qualche sbavatura di troppo.  Ma procediamo per ordine.  La protagonista del romanzo è Maisie una bambina che vive il trauma della separazione dei genitori, i quali, sulle prime, fanno di tutto per "accaparrarsela" per fare un dispetto all'ex-coniuge e, poi, con lo stesso vigore, faranno di tutto per "sbarazzarsene", ugualmente per dispiacere l'ex-coniuge.  Come se tale situazione non fosse già di per sé gravosa per una piccola creatura che cresce, James (che pare si rifaccia a un caso realmente accaduto) la complica facendo scendere

Quasimodo critico teatrale

Negli anni che vanno dal 1948 al 1959 Salvatore Quasimodo tenne la rubrica di critica teatrale per i settimanali «Omnibus» e «Tempo». Continua su Salvatore Quasimodo