Il ring borghese: un salotto


La scena aperta mostra due divani rossi padroni di una parte di palco sopraelevata rispetto al resto. 
Una porzione di palcoscenico che altro non è che il rimando metaforico al ring. 
Un ring spietato e subdolo perché non dichiarato, perché camuffato da salotto di famiglia borghese.
È all'interno di questo ring che due coppie di coniugi si ritrovano e combattono la loro lotta a suon di sottintesi, di parole scagliate contro l'avversario a mo' di giavellotto, di finti sorrisi e sgarbi reali.
La lotta, pian piano, diventa più serrata, si insinua all'interno di una conversazione salottiera discontinua e senza filo e prende il sopravvento fino a tradurre le parole in azioni. 
Le “riprese” del combattimento sembrano segnalate dal periodico vibrare di un telefonino o dallo squillare del telefono di casa.
Non si creda che le coppie si fronteggiano l'un contro l'altra armate: non serve molto tempo affinché le alleanze mutino, adeguandosi al filo discontinuo del discorso, o che i quattro contendenti finiscano per lottare ognuno per proprio conto, in una guerra senza quartiere.
Il risultato per lo spettatore di quanto descritto è uno spettacolo dai ritmi serrati e davvero divertente. 

Si ride molto assistendo al Dio della carneficina di Yasmina Reza per la regia di Roberto Andò
Si ride, forse, perché ci si riconosce; perché lo smascheramento non ci lascia del tutto nudi e indifesi rispetto agli altri, nei quali si possono riconoscere e mettere in piazza altri peccati e difetti.

Lo spettacolo di Andò è tutto affidato a quattro attori di valore che sanno tenere la scena in modo egregio. 
Innanzitutto vanno ricordati lo strepitoso marito disincantato di Silvio Orlando e la moglie responsabile e impegnata nel sociale di Anna Bonaiuto
A loro fanno da contraltare i coniugi assai bene impersonati da Alessio Boni e Michela Cescon (forse un filo sopra le righe).
Spettacolo da non perdere salutato da un'ovazione dal pubblico bergamasco del Teatro Donizetti.

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