Gulliver tra Ulisse e il capitano Kirk



I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift non è un libro per bambini, ma un’opera di satira per adulti.

Per satireggiare i costumi degli inglesi (e, più in generale, degli europei) del primo Settecento, Swift dà vita a un viaggiatore indefesso che racconta le esperienze vissute in mondi inesplorati e mette costantemente a confronto la morale degli abitanti dei luoghi che visita con quella del paese natio (l’Inghilterra, appunto).


Il confronto va a discapito degli inglesi e degli europei che vengono via via descritti come dei degenerati; quasi del tutto privi di razionalità; in balia dei vizi più turpi e lontanissimi dalle virtù eroiche degli antichi greci e romani.


Gulliver, nei suoi quasi 17 anni di viaggio, ha modo di incontrare una notevole quantità di esseri umani “non conformi” (dai lillipuziani ai giganti), ma anche di fare l’approfondita conoscenza di “persone non umane” e dotate di raziocinio, come i cavalli soggiogatori di una popolazione di uomini primitivi, selvaggi e bestiali.

L’incontro con tali cavalli virtuosi e razionali è per Gulliver talmente sconvolgente che egli non vorrebbe più tornare al suo Paese natio, tanto l’idea della corruzione dei costumi inglesi lo ripugna.


Non sfugge come Swift si sia ispirato, nell’immaginare le “scoperte” di Gulliver, alla mitologia classica e, in particolare, ai viaggi affrontati da Ulisse nell’Odissea.

Infatti, non solo, al pari di Ulisse, Gulliver è spinto al viaggio da una dantesca sete di conoscenza, ma, sempre come Ulisse, si trova a vivere “avventure” davvero “al limite”.


Ma Ulisse non è l’unico viaggiatore a cui Gulliver può essere accostato: come non ricordare il capitano Kirk di Star Trek?: la stessa curiosità di fronte all’inusuale; la stessa abitudine a tenere un diario di viaggio; la stessa volontà di raggiungere “l’ultima frontiera”.


In realtà, Gulliver potrebbe essere indicato come un predecessore di diversi viaggiatori cosmici della fantascienza moderna: oltre al già menzionato capitano Kirk, infatti, non può non essere ricordato l’Ulisse Mérou del Pianeta delle scimmie di Pierre Boulle che, come Gulliver, si trova a vivere in un mondo nel quale sono gli animali a sottomettere gli uomini. 


Gulliver, insomma, si pone a metà strada tra i viaggiatori della mitologia e quelli delle fantascienza.

Un posto che potrebbe essere scomodo per molti, ma certo non per il personaggio inventato da Swift.


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