Recitare l’identità

Come tu mi vuoi, Invisibile Kollettivo (ph. Laila Pozzo)


Si può rimaneggiare un testo di Luigi Pirandello e migliorarlo?
Sì e, a volte, si deve.
Lo dimostra assai bene il Come tu mi vuoi messo in scena, pesantemente riadattato, da Invisibile Kollettivo.

Il Come tu mi vuoi di Pirandello, sia detto con franchezza, è un testo che nulla aggiunge alla grandezza creativa del Maestro siciliano.

In altre parole, forse un po’ brutali, si tratta di un testo facente parte della produzione minore di Pirandello, in quanto pare eccessivamente “costruito”.

Alla fine del terzo atto, il lettore/spettatore si trova a chiedersi se Pirandello non abbia, in qualche modo, mancato il bersaglio, perché le motivazioni che dettano le scelte dell’Ignota appaiono decisamente “fragili” o “cervellotiche” (come si sarebbe detto ai tempi di Pirandello stesso).


Invisibile Kollettivo, invece, mettendo pesantemente mano al testo (con tanto di cambiamento del finale) lo migliora sensibilmente, realizzando uno spettacolo assai godibile.


Va detto che, assai propriamente, nella loro messinscena l’Ignota da ballerina qual era per Pirandello, diventa un’attrice.

Sì, perché, in fondo - e qui sta il nucleo tematico della pièce - l’Ignota “recita una identità” (o più di una): da amante “ribelle” del famoso scrittore berlinese (e - assai presumibilmente - della figlia di lui), a mogliettina “risorta” di Bruno Pieri, signorotto italiano, le cui finalità non paiono del tutto trasparenti.

E che l’Ignota reciti lo dichiara assai bene una battuta del testo, più volte richiamata durante lo spettacolo: «Essere è farsi», vale a dire che l’identità di una persona non è né univoca, né monolitica come il marmo, ma - come si usa dire oggi - è “fluida”.


Accettata l’idea che si può essere chi si vuole; che si possono indossare i panni di chiunque e recitarne la parte in commedia, viene da sé la scelta di Invisibile Kollettivo di ambientare tutta la vicenda su una pedana che dichiara da subito di essere un palcoscenico.

La loro è una recita-recita (teatro nel teatro, pirandellianamente parlando) e, quindi, gli attori si cambiano i costumi in scena; assumono anche ruoli en travesti; cambiano parte a seconda della necessità; o - ed è, forse, il segno più forte dello spettacolo - fanno assumere la parte dell’Ignota contemporaneamente a due attrici.

Come a dire che la recita che l’Ignota porta avanti, può essere “condotta” da una qualunque abile attrice.


Danno di volta in volta vita e corpo a tutti i personaggi Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone ed Elena Russo Arman.

Tutti assai convincenti.

Tutti meritatamente applauditi.


Spettacolo da non mancare.

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