I corpi di A bigger splash



A bigger splash di Luca Guadagnino è un film che va visto soprattutto per la straordinaria bravura dei quattro interpreti principali: Tilda Swinton (Marianne); Matthias Schoenaerts (Paul); Ralph Fiennes (Harry) e Dakota Johnson (Penelope).


Una recitazione, la loro, volutamente tutta fisica, sottolineata anche dal fatto che il personaggio impersonato dalla Swinton è momentaneamente impossibilitato a parlare, in quanto reduce da un’operazione alle corde vocali.

Gli altri personaggi dialogano eccome, ma i loro discorsi non sono importanti: il loro parlare è ininfluente, perché è la dinamica dei loro corpi a essere importante.


Lo spettatore è chiamato a osservare cosa capita a quei corpi; come si pongono nello spazio; come reagiscono ai corpi altrui; come si mostrano nudi agli altri e, finanche, come sudano.

Sono corpi che dicono tutto, quelli dei quattro protagonisti. 

Corpi in cui trattenere le pulsioni o da cui farle esplodere; corpi da cui nascono desideri o repulsioni; corpi con cui fare sesso o con cui lottare.

Corpi che creano legami indissolubili anche quando l’amore o l’amicizia sono finiti: i corpi, sembra dire il regista, non dimenticano.


Il corpo della Swinton reagisce agli stimoli sensuali dei due uomini in competizione tra loro per il suo. Quando interagisce con l’attuale compagno è un corpo libero e privo di pudori; mentre quando interagisce con il corpo dell’ex amante è a metà strada tra il trattenersi e il cedere.

Il corpo di Fiennes è sfrontato e privo di pudori e volutamente sembra essere un corpo non seduttivo, ma semplicemente libero.

Quello di Schoenaerts, invece, sembra a disagio con quello degli altri, ma non con quello della sua compagna con la quale si lascia andare senza ritegni.

E quello della Johnson, infine, è un corpo giovane e provocante come quello della Lolita di Stanley Kubrick (a cui, più o meno esplicitamente, il regista rimanda iconograficamente).


Un film di cui si consiglia la visione.


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