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Vola basso 'Il Gabbiano' di Bernardi

Non spicca il volo Il Gabbiano di Anton Čechov per la regia di Marco Bernardi .  Non spicca il volo, ma sbatte le ali mestamente, mantenendosi, tutto sommato, su un onesto livello di mestiere teatrale.  Non ci sono slanci poetici, né picchi di alta recitazione, bensì un artigianato da vecchia sartoria (e non ci si riferisce ai bellissimi costumi firmati da Roberto Banci , il segno più convincente dello spettacolo, assieme alla traduzione di Fausto Malcovati , attenta e attuale). La regia ha puntato su un clima dal ritmo regolare, ogni tanto interrotto da qualche riverbero di litigio.  Un ritmo da casa di riposo in cui ogni tanto l'esplodere di un tuono suona come un ricordo di gioventù.  Un ritmo forse non adatto a un testo in cui forti sono le passioni contrastanti, i livori, le invidie e i rimorsi.  In cui la ferocia della vita segna a lutto e porta al suicidio.  In cui nessuno può tranquillamente dirsi soddisfatto di sé. Ciò ...

La fata con la barba

Piacevole la riduzione della Cenerentola di Rossini firmata da Piera Ravasio e Francesco Bellotto (per la parte librettistica) e da Giuseppe Parmigiani (per quella musicale) andata in scena oggi al Teatro Donizetti di Bergamo, per il coordinamento registico di Ravasio e Bellotto, le scene e i costumi di Angelo Sala e la direzione del Maestro Corrado Casati . Uno spettacolo pensato per i più piccoli e che propone le arie più famose dell'opera, eliminando i recitativi a favore di una recitazione più spedita e moderna (e comprensibile da dei bambini).  Felice anche l'intuizione di narrare la fiaba di Cenerentola come si trattasse di un "doppio sogno": prima sogno di Angiolina che si crede Cenerentola stessa e, infine, incubo delle sorellastre.  Azzeccata anche l'idea di porre al centro della vicenda (e del palcoscenico) il libro che racconta la fiaba; un enorme volume da cui escono materialmente (e non solo metaforicamente) i personaggi. Una piccola C...

Tutto il popol sorgerà

Un grande contenitore neutro, ma suggestivo, accoglie il  Marino Faliero di Gaetano   Donizetti diretto dal Maestro Bruno Cinquegrani .  Una scena in cui le geometrie sono sia costruite, sia disegnate da tratti di colore e di luce.  Un ambiente unico per tutta l'opera, ma capace, con semplici aggiustamenti, di alludere a luoghi differenti (ovvero, di volta in volta, l'Arsenale di Venezia, il Palazzo Ducale, un palazzo nobiliare, una piazza...). Segno forte, dunque, la scenografia disegnata da Alessandro Ciammarughi che è stata giustamente esaltata dal regista Marco Spada fin dall'apertura di sipario sull'Arsenale di Venezia.  Un quadro affascinante che ha posto l'accento sul fatto che, nella messinscena del Teatro Donizetti, il Marino Faliero si sarebbe fatto un'opera corale , con il popolo, più che i protagonisti, al centro della scena (più di una volta non solo metaforicamente, ma anche materialmente).  Un popolo stanco dei soprusi degli aristo...

Bello è affrontar la morte gridando libertà

I puritani di Vincenzo Bellini non è un capolavoro.  Opera non semplice vocalmente, non ha arie memorabili a esclusione del duetto che impegna i personaggi di Riccardo e Giorgio nel Secondo Atto: il celebre "Suoni la tromba".  Oggi, durante l'esibizione diretta dal Maestro Marcello Rota eseguita al Teatro Donizetti di Bergamo il duetto è stato interpretato magnificamente dai baritoni Roberto Accurso (Riccardo) ed Enrico Giuseppe Iori (Giorgio).  La loro è stata un'esibizione convincente e potente e il celebre verso "Bello è affrontar la morte / gridando libertà" è risuonato limpido e spavaldo in platea.  Il pubblico ha dato segni di apprezzare l'esecuzione tributando applausi calorosi all'indirizzo dei due cantanti. Non tutto il cast è stato all'altezza dei due baritoni.  L'esibizione del tenore Giorgio Casciarri (Arturo) ha scontentato più di uno spettatore specie nel Primo Atto.  Al suo indirizzo è partito dal loggione un "A ...

La violenza insensata contro gli omosessuali

Questa sera si è svolta a Bergamo, in uno stracolmo Auditorium di Piazza della Libertà, l'anteprima nazionale del documentario Homo Fobicus .  La città lombarda non è stata scelta a caso: è proprio da tale città - e più propriamente dal Consiglio Comunale - che il documentario prende le mosse.  Infatti, durante la seduta del Consiglio Comunale nella quale si era posto all'ordine del giorno l'apertura di un Registro delle coppie di fatto, un consigliere di maggioranza si era espresso con frasi tanto omofobe da indurre un gruppo di ragazzi (riunitosi sotto il nome di Cinefreak ) a fare una serie di interviste per le vie del centro cittadino chiedendo ai passanti cosa ne pensassero dell'omosessualità, del matrimonio gay e dell'adozione di bambini da parte di omosessuali... Il video (della durata complessiva di 31 minuti) presenta al pubblico in carrellata le risposte raccolte in città, dando voce, nella prima parte, a quelle di stampo omofobe, per poi lasciare il ...

Un ricordo indurito

In Quel che resta edito da Playground Rachid O. torna a raccontare la sua infanzia già descritta in modo brillante ne Il bambino incantato .  Un bambino che ama, riamato, suo padre e l'amico di suo padre che chiama zio.  Uno zio un po' speciale e non solo perché è l'amante del padre, ma anche perché non esita a stendersi accanto al “nipote” ogni volta che se ne presenta l'occasione. Uno zio tormentato dalla depressione tra le cui cause, sicuramente, Rachid mette anche il difficile rapporto d'amore che univa i due adulti.  Una depressione che portò lo zio a gesti estremi. Dello zio Rachid sente disperata la mancanza.  Una mancanza che si è fatta presenza tormentante, dialogante: Rachid afferma di assomigliare a suo zio non solo caratterialmente, ma anche fisicamente, cosa che la dice lunga sul transfert che lo scrittore descrive nel suo ultimo libro.  Ed è con lo zio che spesso Rachid mutamente dialoga...  Un libro, Quel che resta , ben ...

Quadri animati per una vendetta da Re

Ha preso il via la stagione lirica del Teatro Donizetti con la realizzazione de La favorite di Gaetano Donizetti per la direzione musicale del Maestro Marco Zambelli, la regia teatrale di Lamberto Puggelli e l'interpretazione canora-attorale di Adriana Mastrangelo (Léonor), Antonio Gand ía (Fernand), Mario Cassi (Alphonse), Gabriella Locatelli Serio (Inès) e Francesco Palmieri (Balthazar). Si tratta della versione originale in francese de La favorita , opera che Donizetti compose di fretta, facendo ampio ricorso al riciclo di interi passaggi già musicati per altre sue opere o che stava musicando in contemporanea.  Un metodo di lavoro che, per il compositore bergamasco, non era inusuale...  Il risultato è un'opera a tratti musicalmente discontinua, ma comunque orecchiabile.  Sicuramente non un capolavoro. La storia è quella di Léonor, favorita del re, che ama, riamata, Fernand, il quale, credendola di stirpe reale, combatte i nemici del re Alphonse per ottener...