Passa ai contenuti principali

Vola basso 'Il Gabbiano' di Bernardi


Non spicca il volo Il Gabbiano di Anton Čechov per la regia di Marco Bernardi
Non spicca il volo, ma sbatte le ali mestamente, mantenendosi, tutto sommato, su un onesto livello di mestiere teatrale. 
Non ci sono slanci poetici, né picchi di alta recitazione, bensì un artigianato da vecchia sartoria (e non ci si riferisce ai bellissimi costumi firmati da Roberto Banci, il segno più convincente dello spettacolo, assieme alla traduzione di Fausto Malcovati, attenta e attuale).


La regia ha puntato su un clima dal ritmo regolare, ogni tanto interrotto da qualche riverbero di litigio. 
Un ritmo da casa di riposo in cui ogni tanto l'esplodere di un tuono suona come un ricordo di gioventù. 
Un ritmo forse non adatto a un testo in cui forti sono le passioni contrastanti, i livori, le invidie e i rimorsi. 
In cui la ferocia della vita segna a lutto e porta al suicidio. 
In cui nessuno può tranquillamente dirsi soddisfatto di sé.

Ciò detto, non si può certo dire male degli interpreti che, anzi, hanno assecondato le indicazioni del regista e hanno saputo amalgamarsi in un tutt'uno di buon livello. 
Da segnalare la convinta e convincente interpretazione di Iolanda Piazza nel ruolo di Masa e le buone prove di Massimo Nicolini (nel ruolo di Kostja) e di Gaia Insenga (in quello di Nina).
Patrizia Milani (Irina) pare avere pienamente convinto gli spettatori del Teatro Donizetti soprattutto nei momenti in cui il suo personaggio diventa aggressivo e si sfoga sia sul figlio, sia sull'amante. Forse un po' poco per un ruolo da protagonista...
Al calar del sipario il pubblico ha salutato gli interpreti con generosità.

Commenti

Post più letti durante la settimana

AMLETO ha un nuovo indirizzo

AMLETO ha un nuovo indirizzo: amleto.info Il cambio di url si è reso necessario per motivi indipendenti dalla volontà di chi vi scrive.
Sicuramente tale cambio creerà disguidi di cui, pur non avendo colpa, me ne scuso.
Nessuno degli articoli finora pubblicati, però, è stato cancellato: basta cercarlo con il motore di ricerca interno al blog per vederlo, in pochi secondi, apparire nei risultati.
Segnatevi il nuovo url, allora!

Precipitare nella brutalità

Il Signore delle Mosche di William Golding è un vero capolavoro che, di pagina in pagina, si trasforma in una serie di pugni metaforici ben assestati nello stomaco del lettore.
Un romanzo che si legge con il fiato sospeso e che, per il realismo con il quale è scritto, potrebbe quasi sembrare un documentario che dimostra una delle tesi dello scrittore britannico, Premio Nobel per la Letteratura 1983: «L’uomo produce il male come l’ape produce il miele».
La trama è presto detta: un aereo, con a bordo un gruppo di ragazzini inglesi, precipita su un’isola disabitata in pieno oceano Pacifico.Alcuni passeggeri si salvano.Tra loro ci sono teenager e bambini.Nel gruppo, per un motivo o per l’altro, spiccano: i due leader Ralph e Jack; il riflessivo Piggy; i gemelli Sam ed Eric; lo strambo Simon e pochi altri.
All’inizio il gruppo sembra compatto e accetta di seguire le regole, prese collegialmente, che dovrebbero favorirne il salvataggio.A guidare l’assemblea e i lavori quotidiani viene eletto R…