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Visualizzazione dei post con l'etichetta Ferdinando Bruni

Le ore di Storia

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The History boys di Alan Bennett per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani è davvero un bello spettacolo. Il merito va sia al testo, sia ai registi e sia, forse soprattutto, ai giovani interpreti. Bennett mette in scena certe storture del sistema scolastico inglese che, ad esempio, durante i test di ammissione a Cambridge e Oxford fanno sì che del candidato venga valutata l'originalità  della tesi sostenuta e la "brillantezza" delle sue argomentazioni, piuttosto che la sua reale preparazione o il suo amore sincero per la materia. A causa di questo parametro valutativo, in una scuola che da tempo non riesce ad avere propri diplomati ammessi a Cambridge e Oxford (con conseguente diminuizione del prestigio della scuola medesima), viene chiamato un giovane docente che ha il compito di rendere più "brillanti" gli studenti. Per far ciò, il professore li stimola incessantemente a ricercare sempre un diverso punto di vista sulla Storia passata ...

Angeli della Morte

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Angels in America. Si avvicina il millennio di Tony Kushner per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani è uno spettacolo “pieno” sia visivamente, sia drammaturgicamente parlando.  Il merito, oltre che dell’autore del testo, va dato sia ai registi, sia agli attori impegnati in scena. Uno spettacolo in cui la scenografia è fatta con pochi e simbolici oggetti, arricchiti da videoproiezioni di immagini sia realistiche, sia astratte, così come possono essere realistiche od oniriche le scene che in quel momento vengono recitate. Lo spettacolo mostra un’America anni Ottanta in cui l’AIDS sta mietendo le sue vittime.  Al centro delle vicende narrate,  la comunità omosessuale, composta sia da gay dichiarati, sia da “velate” e sia da chi ha avuto solo la forza di dire a se stesso di provare attrazione per individui del proprio stesso sesso, ma non ha mai avuto il coraggio di praticare sesso omosessuale. Un’America reganiana in cui il Potere è il nuovo ...

Si je t'ame, prends garde à toi!

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«Si je t'ame, prends garde à toi!» («Se ti amo, stai in guardia») avverte Carmen nel Primo Atto dell'opera omonima di Georges Bizet e il regista Ferdinando Bruni sembra averne tenuto conto seriamente: il clima dello spettacolo è teso e sensuale fin dall'apertura di sipario.  Un clima che rimanda in qualche modo a Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams.  Un rimando favorito dai costumi (prima metà del Novecento), dalle scene e dal taglio delle luci.  Un ambiente poco spagnoleggiante che aiuta lo spettatore a sentire la vicenda al centro della Carmen più vicina a sé, più pericolosamente prossima.  La storia di una donna bella, sensuale e capricciosa che ammalia di sé gli uomini e ne porta uno (il classico bravo ragazzo) alla rovina.  La Carmen per la regia di Bruni diventa, in qualche modo, universale (oltre che attuale) e non resta confinata tra gli angusti ambiti di una guarnigione di soldati e di un gruppo di contrabbandieri gita...