Il giorno della Verità

Emily Blunt e Josh O'Connor in una scena di Disclosure day
La Verità sta comodamente in uno zainetto da città, ma tu hai le spalle sufficientemente larghe per poterne reggere il peso?
Disclosure day di Steven Spielberg non è un film di fantascienza, ma un film Politico (con la P maiuscola).
Forse il più politico realizzato dal regista.
Lo dichiara apertamente il titolo (Il giorno della divulgazione); lo racconta la storia (la cui trama non si svela) che termina là dove un canonico film di fantascienza inizierebbe.
Disclosure day non ipotizza, ma dà per certo e, soprattutto interroga.
Interroga gli spettatori ponendo loro una semplice domanda: avete il coraggio di guardare in faccia la Verità?
Una Verità già in possesso di un relativo ristretto numero di persone che la maneggia con estrema disinvoltura (si veda come viene bistrattato lo zainetto che la contiene) e che, soprattutto, impedisce che essa raggiunga l’intera popolazione umana, in quanto essere in possesso della Conoscenza dà sia Potere e sia Poteri.
Potere inteso come Dominio.
Poteri intesi come Capacità sovra-umane.
Spielberg dà per certo che il contatto con Entità Biologiche Extraterrestri (E.B.E) sia già avvenuto da almeno un’ottantina d’anni.
E dà per certo che tale contatto sia stato tenuto nascosto all’Umanità, nonostante - nel corso degli anni - qualcosa si sia venuto a sapere per via traverse.
Ciò che Spielberg ora chiede è se la giustificazione che è stata data per la costante opera di insabbiamento (cover up) operata da chi ha finora detenuto la Verità - ovvero che la rivelazione della stessa sarebbe dannosa per l’Umanità in quanto ne minerebbe nel profondo le Certezze - sia ancora (o sia mai stata) valida in quanto tale.
E la risposta è no: la Verità non può causare danni, ma soltanto essere accettata o rifiutata.
Spielberg sembra dire che è finito sia il tempo della favola bella (E.T.), sia quello della speranzosa ricerca di un contatto (Incontri ravvicinati del Terzo Tipo): ora è il Disclosure day in cui la Verità viene detta.
Basta ascoltare.
Si potrebbe concludere questa nota semplicemente affermando che Disclosure day è un capolavoro assoluto della cinematografia.
Piace però almeno ricordare le prove eccelse dei due protagonisti: Emily Blunt (nel ruolo di Margaret, colei a cui spetta il compito di fare da tramite, da medium, del messaggio) e Josh O’Connor (nel ruolo di Daniel, colui che quel messaggio deve tradurre - nel senso stretto di consegnare e in quello largo di rendere in altra lingua).
Al loro fianco vanno almeno ricordati Colin Firth (nel ruolo di Noah - nome evocativo quanti altri mai - che tenta di ostacolare la rivelazione, per poi cedere all’inevitabile e accettarlo) ed Eve Hewson (nel ruolo di Jean, una ex novizia che comprende che c’è spazio per una Verità che vada al di là di quella circoscritta negli stretti confini religiosi).
Un film di cui si consiglia vivamente la visione.






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