Il pudore. Un luogo di libertà

Le edizioni Einaudi hanno pubblicato un recente saggio della psicoanalista e psichiatra francese Monique Selz dal titolo Il pudore. Un luogo di libertà
A inizio di volume l’autrice si interroga un po’ provocatoriamente se ha senso, al giorno d’oggi, parlare ancora di pudore, dato che da ogni parte se ne deridono le sporadiche manifestazioni. 
Oggi, insiste l’autrice, «Tutto viene mostrato e tutto può essere visto. Pare che oggi non ci sia più niente da nascondere». E, allora, perché affrontare il tema del pudore? La risposta non si lascia attendere: parlare di pudore, spiega la Selz, significa «indagare i rapporti fra individui sotto differenti angolazioni: l’individuo di fronte a se stesso, di fronte all’altro, di fronte agli altri […]». E, a maggior ragione, allora, diventa importante fermarsi a riflettere sul tema del pudore in una società dell’immagine come è la nostra. Una società, sottolinea la Selz, nella quale 
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e più in specifico di quelli televisivi, sembra giustificare ogni sorta di ingerenze […] Si mostra tutto e non soltanto i corpi. 
Ma così facendo, avverte l’autrice, si corre un grave rischio: «Sommersi di immagini sensazionalistiche che eccitano la loro emotività, gli spettatori “informati” non hanno più i mezzi per pensare». 
In altre parole, il bombardamento di immagini cui gli spettatori sono sottoposti, impedisce loro di fermarsi a riflettere, di razionalizzare ciò che avviene, di pensare. Ma, in fondo, sembra voler alludere la Selz, nella società attuale l’importante non è indurre a pensare, ma indurre a comprare
Consumare è diventato la preoccupazione centrale della vita moderna. […] Per far funzionare il mercato, è quindi abbastanza semplice dare a intendere da un lato che si può comprare tutto e, dall’altro, che questo tutto rientra nei bisogni.  
E i bisogni li provoca la pubblicità, mostrando per far vendere. 
Dunque, oggi, i cittadini, bombardati da immagini e indotti a consumare, non sono messi nella condizione ideale per riflettere, per costruirsi la propria interiorità. E alla costruzione dell’interiorità di ciascuno, ricorda l’autrice, contribuisce in modo significativo anche 
il pudore <che> trova il suo ruolo nel determinare uno spazio proprio a ciascuno, nel fatto di garantirne i limiti, di proteggerlo dall’intrusione dell’altro e, viceversa, di prevenire un’intrusione nello spazio altrui. 
Ciò, ricorda la Selz, è ancora più vero durante l’adolescenza, fase della crescita nella quale 
non mostrare il proprio corpo significa non essere del tutto trasparenti dal punto di vista psichico, significa avere pensieri propri. […] Il pudore interviene quindi a definire il confine di un luogo proprio a se stessi, quello dell’intimità […].
Un concetto fondamentale quello di “luogo proprio”, di spazio personale: infatti, avverte la Selz, «Non c’è libertà valida e persistente senza il rispetto per lo spazio di ognuno e la rinuncia a ogni tentativo di appropriarsi dell’altro». 
In definitiva, secondo la Selz, che ha provocatoriamente intitolato il suo saggio Il pudore. Un luogo di libertà, «il pudore adempie a un’indispensabile funzione sociale: garantire la libertà di ciascuno, individualmente e collettivamente».
 

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