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Una gelida manina da applauso

Successo ieri sera al Teatro Donizetti per La Bohème di Giacomo Puccini diretta dal Maestro  Marzio Conti , per la regia di Aldo Taraballa .  La “gelida manina” segno della malattia della protagonista, ancora una volta, ha commosso il pubblico in sala: potere delle storie d’amore travolgenti, brevi e dal finale tragico… E, davvero, a pensarci, fanno ancora tenerezza i quattro ragazzini bohémien alle prese con l’Amore e la Morte.  Al tempo di Puccini, ovviamente, i quattro non erano considerati ragazzini , ma uomini fatti… ma oggi, con il prolungarsi all’infinito della giovinezza, i quattro ci appaiono, appunto, come ragazzini e inteneriscono con la loro fede nei sogni di grandezza, con la loro vita alla giornata, con la loro adesione agli ideali dell’amor cortese e per l’irrompere nella loro vita della morte. Forse, l’ambientazione Secondo Novecento voluta dal regista (con tanto di fornellino a gas, giradischi e vestitini a fiori) è funzionale al far sì che gl...

Le cicatrici che fortificano

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L’ordine della Quercia Velenosa di Brent Hartinger (edito da Playground) è un libro che si legge piacevolmente in una sera. Racconta l’estate di un sedicenne gay (Russel) alle prese con i primi amori e con un gruppo di piccole pesti che campeggiano nel villaggio dove lui sta facendo l’animatore. Va detto che Russel nel campeggio non è solo: con lui ci sono i suoi migliori amici, ovvero Gunnar (etero) e Min (ragazza bisessuale). Un trio affiatato che però, durante quell’estate, va incontro a più di un litigio: questioni di cuore che rischiano di incrinare i rapporti. Il romanzo porta avanti due intrecci paralleli con al centro il protagonista: quello amoroso e quello “didattico”. Per quanto riguarda il primo, va detto che Russel tenta in tutti i modi di avere una storia con il bellissimo Web (eterosessuale che realizza di essere bisex) e, dopo esserci riuscito, scopre l’amore in Otto. Per quanto riguarda il secondo, Russel è alle prese con dei bambini di dieci anni u...

La negazione del Teatro in Molly Sweeney

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La Molly Sweeney di Brian Friel per la regia di Andrea De Rosa presentata ieri al Teatro Donizetti di Bergamo lascia più di una perplessità.  Nei primi 30 minuti di spettacolo il pubblico è stato invitato a indossare una mascherina che impedisse la visione di ciò che si stava svolgendo in platea: l’intento spiegato agli spettatori da Umberto Orsini prima dell’inizio, era quello di coinvolgere il pubblico in modo più diretto.  Infatti il testo di Friel racconta l’esperienza di una donna non vedente che, spinta dall’energia del marito, si sottopone a due operazioni agli occhi che le fanno parzialmente recuperare la vista.  L’intento della regia, dunque, era, in qualche modo, quello di aumentare il livello di immedesimazione del pubblico rendendolo momentaneamente cieco, per poi restituirgli la vista a un segnale convenuto (ovvero lo scoppio di un temporale).  Ecco la prima perplessità: il teatro è visione fin nell’origine della sua parola.  Infatt...

Una coppia di fatto nella Lucrezia Borgia di Donizetti

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Teatro Donizetti esaurito per la prima della Lucrezia Borgia di Felice Romani e Gaetano Donizetti (da Hugo) per la regia (scialba) di Francesco Bellotto e la direzione (contestata da parte del pubblico) di Tiziano Severini .  Grande l’interpretazione di Dimitra Theodossiou (nel ruolo del titolo) molto applaudita dagli spettatori al calar del sipario. Lo spettacolo, purtroppo, era monotono, grigio e lento.  A tratti addirittura sfiorante il ridicolo a causa di movimenti scenici troppo stilizzati imposti dal regista ai figuranti.  Peccato, perché di spunti l’opera ne offre parecchi, primo fra tutti il fatto che in essa compaia una vera e propria coppia di fatto: quella formata da Gennaro (figlio di Lucrezia) e da Maffio Orsini.  I due ragazzi si dicono inseparabili e destinati a restare uniti finché morte non li separi.  E la Morte li prende entrambi e per mano di Lucrezia Borgia che, per vendicarsi di un affronto subito, uccide per errore anche il...

Libertà bene da difendere

Serata in tono minore ieri al Teatro Donizetti: in scena l’ Histoire du Soldat di Igor Stravinskij e Brundibár di Hans Krása.  Due operine che si affidano al clima fiabesco per lanciare il messaggio che la libertà è un bene da difendere a tutti i costi e, soprattutto, da non vendere o cedere ad alcun tiranno, sia esso il Diavolo (nel primo caso) o un suonatore di organetto (nel secondo caso). Se l’ Histoire du Soldat di Stravinskij è opera nota, vale la pena spendere due parole su Brundibár di Hans Krása che, invece, è pochissimo nota.  Si tratta di un’operina per bambini e da questi eseguita.  Fu composta e realizzata nel campo di concentramento ceco di Terezín, una specie di “specchietto per le allodole” a beneficio della Croce Rossa Internazionale.  In esso, dove pur si moriva per gli stenti, erano concesse dai nazisti alcune “libertà”, come quella delle esibizioni artistiche.  Questa “concessione” portò alla creazione dell’operina di cui si...

Don Gregorio camp

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Il Don Gregorio di Gaetano Donizetti è un’operina godibile ma senza grandi pretese: la melodia è piacevole e la storia un po’ abusata: un padre nobile che vieta ai figli le gioie della vita.  Il “buffo” Donizetti lo raggiunge proprio “spingendo” sulle assurde pretese del genitore che vieta ai figli maschi incontri e vicinanze con il “sesso fatal” artefice, a suo dire, del Male che imperversa nel mondo. Ovvero, la comicità è data dagli assunti bislacchi…  Un’operina, quella di Donizetti, che è andata presto dimenticata. A darle nuova e bella vita ci ha pensato Roberto Recchia , regista della messinscena presentata ieri in prima al Teatro Donizetti di Bergamo.  Una regia che ha fatto del Don Gregorio un’opera camp : alla base dello spettacolo di Recchia, infatti, c’è il citazionismo postmoderno; la teatralità insistita; l’omosessualità; il travestitismo un po’ kitsch e la parodia delle fonti citate.  E, così, in una scena “attualizzata” al Ventennio Fascist...

Dulcamara regista d’amore

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Ieri sera ha preso il via alla grande la stagione lirica del Teatro Donizetti di Bergamo con L’Elisir d’amore di Felice Romani e Gaetano Donizetti , per l’ottima regia di Alessio Pizzech e la direzione del Maestro Alessandro De Marchi .  Nei ruoli principali c’erano una bravissima Silvia Dalla Benetta (Adina); un grande Alex Esposito (Dulcamara) e i tutto sommato mediocri Raùl Hernández (Nemorino); Damiano Salerno (Belcore) ed Elena Borin (Giannetta).  Ben diretto il coro da Marina Malavasi . Sotto lo sguardo attento di un Teatro Donizetti esaurito, è andata in scena la vicenda amorosa tra Adina e Nemorino, sapientemente orchestrata da Dulcamara. Un Dulcamara, quello voluto dal regista Alessio Pizzech e interpretato (con ottime capacità attoriali oltre che vocali) da Alex Esposito , che, alle “arti” da ciarlatano, assomma quelle del regista di una scalcinata compagnia di giro.  Un regista, quello di Esposito, che sa dirigine i suoi improbabili sodali, co...