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Ottobre

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È l'ottobre del 1979. Christopher Isherwood ha 75 anni e spende in California gli ultimi anni della sua vita accanto al suo compagno, il pittore Don Bachardy . Egli è considerato uno degli scrittori più importanti del mondo (autore di capolavori come Addio a Berlino ) e una voce autorevole del movimento gay (una «tribù» cui è fiero di appartenere, dichiara).  In quel mese, mentre il compagno esegue ritratti di gente comune e di artisti famosi, Isherwood descrive, in una sorta di diario pubblico (nel testo più volte si rivolge direttamente al lettore), non solo la sua vita quotidiana, ma anche alcune persone importanti della sua esistenza, sia passata, sia presente (alcune delle quali, fatalmente, portano i nomi di Wystan Hugh Auden , Gore Vidal e David Hockney ).

Studiare da scrittore

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Christopher Isherwood , Leoni e ombre , Fazi. Autobiografia romanzata quella contenuta in Leoni e ombre di Christopher Isherwood ; un’autobiografia che oltre a narrare fatti reali e contingenti accaduti a un poco più che ventenne ragazzo inglese, racconta anche le sue fantasie, quelle “coltivate” a fini artistici. Sì, perché tale ragazzo vuole diventare uno scrittore e, assieme ad altri suoi amici con le medesime ambizioni letterarie, studia da scrittore scrivendo e riscrivendo racconti, romanzi e poesie e sviluppando la fantasia con il trasfigurare la noiosa realtà in una dimensione fantastica e romantica, oltre che piena di fatti misteriosi. Va specificato che Isherwood romanza la propria autobiografia giovanile non nel senso che ne inventa i fatti reali (e neppure che cambia le fantasie letterarie), ma nel senso che le rende semplicemente più appetibili per il lettore, “drammatizzando” i personaggi e i loro dialoghi. Quindi il lettore si trova di fronte a un libro i cui...

Gli amici di Chris a Berlino

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«No. Perfino ora non posso credere sul serio che tutto questo sia realmente accaduto…».  Così termina Addio a Berlino di Christopher Isherwood , romanzo-diario pubblicato nel 1939 e narrante fatti svoltisi nella capitale tedesca tra il 1930 e il 1933, in piena ascesa del Nazismo.  In quel periodo Isherwood risiedeva a Berlino – considerata da molti giovani inglesi una specie di città dove tutto era possibile, amore libero compreso – e con piglio di grande cronista trascriveva nelle pagine del suo romanzo-diario i fatti di cui era testimone (tra l’altro rivelando una capacità di analisi impressionante, se vista con il “senno di poi”): «Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto; non penso, accumulo passivamente impressioni» scrive nelle prime righe del libro. Una definizione di se stesso assolutamente calzante per questo romanzo, nel quale Isherwood, pur essendone il protagonista (anche in veste di voce narrante), raramente si lascia sfuggire una ...

Un epistolario da leggere tutto d’un fiato

Stephen Spender, Caro Christopher. Lettere a Christopher Isherwood, 1929-1939 , Archinto, 1993. Di solito gli epistolari degli scrittori si rivelano un po’ falsi, in quanto troppo costruiti. Spesso, infatti, si ha quasi l’impressione che certe frasi siano state scritte dall’autore con l’assoluta convinzione che le sue missive sarebbero state, prima o poi, pubblicate e lette da un pubblico di appassionati. Ecco, allora, una scrittura sorvegliata, una percepibile attenzione ad ogni dettaglio, con la conseguenza che certi epistolari assomigliano a libri costruiti con pazienza, più ad uso dei posteri che dei destinatari delle lettere (impressioni che, molto spesso, si hanno anche alla lettura dei diari di certi scrittori). Assolutamente distante dalla scrittura sorvegliata e per i posteri di cui si è detto è quella di Stephen Spender , autore di una serie di lettere scritte al suo amico e collega Christopher Isherwood tra il 1929 e il 1939 e il fatto sorprende se si tiene conto...