Holmes assente/presente


Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle è un romanzo godibilissimo che racconta l’incontro di Sherlock Holmes con il paranormale (o supposto tale).

Infatti, il famoso investigatore viene ingaggiato per proteggere un baronetto da una misteriosa minaccia che viene da lontano: ossia da secoli addietro, quando un avo aveva invocato le forze dei inferi per poter portare a termine un misfatto non degno di una illustre casata.

Il mastino infernale che si sarebbe manifestato in quella occasione, pare continuare a perseguitare tutti i discenti di quel primo Baskerville.


Ovviamente, un uomo razionale come è Sherlock Holmes non può credere alle leggende, ma lo strano caso attira comunque la sua attenzione, anche perché l’investigatore è convinto di trovarsi di fronte a un criminale senza scrupoli e dall’intelletto fine.

Holmes, forse, si sente anche sfidato personalmente, dato che il criminale in questione dice di essere… Sherlock Holmes.


Per proteggere il baronetto, però, Holmes decide di mandare in avanscoperta Watson, preferendo restare dietro le quinte.

Il romanzo, quindi, mette al centro proprio la figura di Watson che si trova a riferire a Holmes tutto ciò che succede dentro e nei pressi della residenza della famiglia Baskerville.


Un racconto, quello di Watson, che si snoda tra lettere, pagine di diario, telegrammi e ricordi personali e che, in un certo senso, ricorda al lettore un’altra inchiesta sul paranormale: quella condotta dai “grafomani” protagonisti di Dracula di Bram Stoker.  


Ma, ovviamente, nel romanzo di Conan Doyle il paranormale è solo un modo “raffinato” per uccidere tentando di farla franca… 

La presenza di Holmes - rientrato platealmente in scena negli ultimi capitoli del romanzo - manda, però, all’aria i piani dell’omicida.


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