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Magnifica presenza

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È un film pieno di poesia Magnifica presenza di Ferzan Özpetek . Un film che è una metafora del teatro e del cinema, luoghi in cui la finzione diventa realtà, la trascende e si trasmuta in arte. Un film stupendamente interpretato da tutti gli attori e di cui si consiglia la visione a coloro che sono disposti a farsi cullare dalla poesia delle immagini e delle storie i cui confini non sono netti. Avvertenza : nel seguito della recensione si fa riferimento al finale del film. La storia incredibile della coabitazione tra Pietro (strepitosamente interpretato da Elio Germano ) e i fantasmi della Compagnia di attori diventa credibile grazie allo sguardo infantile e pieno di stupore che Germano dona al suo personaggio e che il regista cattura con continui primi piani dell’attore.  Una coabitazione che si fa presenza l’uno per gli altri: presenza magnifica (nel doppio significato di “straordinaria” e di “capace di suscitare ammirazione”) sia per Pietro e sia per i fanta...

Moretti baciato dalla Grazia

Nanni Moretti ha all’attivo film come Bianca (1984); Caro Diario (1993); La stanza del figlio (2001) e Il caimano (2006) che, da soli, farebbero vanto a qualsiasi regista. A tale già nutrita schiera si aggiunge ora Habemus papam . Avvertenza: nelle righe che seguono si fa riferimento al finale del film. Sono un morettiano convinto.  Considero, infatti, Nanni Moretti uno dei registi viventi più bravi del mondo.  Mi piace Moretti anche come attore di film non suoi, come, ad esempio, Il portaborse o Caos calmo . Fino ad ora consideravo La stanza del figlio il suo capolavoro. Oggi sono pronto a dire che con Habemus papam Moretti dimostra di essere stato baciato dalla Grazia. In Habemus papam Moretti utilizza il linguaggio lieve della commedia per sottoporre a critica feroce non solo la Chiesa cattolica, ma anche molta società italiana.  Una critica che, seppur feroce, ha la grazia di non apparire come tale... Ma tento di mostrare dove c’è cr...

Un matrimonio poco appetibile

Matrimoni e altri disastri di Nina di Majo è un film appena appena carino. La sceneggiatura di Francesco Bruni, Nina di Majo e Antonio Leotti è un po’ scialbetta e gli aspetti della storia che potevano essere più interessanti, come quello veicolato dalla famiglia allargata della protagonista, sono stati lasciati cadere, in quanto usati solo strumentalmente e trasversalmente. Peccato, perché il film poteva iniziare proprio dalla scoperta da parte della protagonista di essere vissuta in una famiglia lontanissima dai canoni cattolici integralisti tipici di una certa classe sociale. Ovvero, la storia inizia a farsi interessante quanto il film finisce! Un peccato. Un’opportunità persa. Il film, sostanzialmente, regge per la bravura d’attrice di Margherita Buy, affiancata assai lodevolmente da Fabio Volo . Luciana Littizzetto regala alla pellicola il personaggio di una bruttina stagionata con la disperata voglia di un uomo. Qualche sorriso ogni tanto.

Genitori e figli normali

Genitori e figli. Agitare bene prima dell’uso di Giovanni Veronesi è un gran bel film. Quasi uno spaccato sociologico che mostra agli italiani la famiglia italiana “normale”, quella nella quale quasi ogni spettatore (“normale” o no che sia) può riconoscersi. Una famiglia “in crisi”, nella quale i valori tradizionali sono saltati, forse perché erano valori imposti da altri, falsi come pochi. Ovvero, una famiglia nella quale “mamma e papà” non sono la coppia più bella e felice del mondo; “mamma” non è la donna fedele che aspetta il rientro a casa del marito; “papà” non è l’uomo tutto d’un pezzo dedito al lavoro e alla famiglia; i “bambini” non sono cuccioli spensierati divisi tra la scuola e il divertimento con gli amici. Una famiglia, invece, nella quale si deve “combattere” contro gli egoismi degli altri componenti il nucleo familiare; nella quale la genitrice è anche (e soprattutto) donna; il genitore, uomo, figlio e padre inadeguato, e i figli capaci di fare del male (anche se n...